A volte, nella composizione di un anagramma, può capitare che, dopo aver isolato una determinata parola, le lettere rimanenti forniscano altri spunti di applicazione, elaborando i quali è possibile conseguire risultati notevoli ed insperati.
Questo particolare intreccio tra casualità e perspicacia, comune ad altre attività umane, viene definito col nome, poco comune, di serendipità.
Secondo il biomedico statunitense Julius H. Comroe: “La serendipità è cercare, da inesperti, un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino…”.

Il termine serendipità deriva da Serendip (o Sarandib), l’antico nome persiano dell’isola di Ceylon (attuale Sri Lanka), ed è stato coniato nel 1754, dallo scrittore inglese Horace Walpole, dopo aver letto la fiaba Tre prìncipi di Serendippo di Cristoforo Armeno, pubblicata a Venezia nel 1557.
In quell’originale racconto, i tre giovani protagonisti riescono a farsi benvolere dall’imperatore persiano Bahram, grazie alla loro spiccata capacità di riuscire a interpretare argutamente alcuni indizi apparentemente insignificanti (come resti di pane o tane di serpi), rinvenuti in maniera del tutto casuale.
Le vie del progresso scientifico sono strapiene di esempi di serendipità, più o meno rilevanti, come i seguenti:
– nel 1492, il navigatore italiano Cristoforo Colombo scoprì l’America, mentre cercava di raggiungere il Catai e il Cipango (coppia di nomi che, in alcuni testi, sta per “Indie”);
– nel 1781, l’astronomo tedesco William Herschel scoprì il pianeta Urano, mentre cercava delle nuove comete, scrutando volte celesti, piene d’astri;
– nel 1896, il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen scoprì i raggi X, mentre stava eseguendo al buio, e in disparte, degli arditi esperimenti sui tubi catodici;
– nel 1903, il fisiologo russo Ivan Pavlov scoprì i riflessi condizionati degli animali (dai serpenti alle scimmie…), mentre stava conducendo ricerche sulla salivazione dei cani;
– nel 1928, il biologo britannico Alexander Fleming, in un periodo in cui la Medicina era mossa da poche spinte aride, riuscì a scoprire la penicillina, perché aveva disinfettato male un vetrino;
– nel 1938, il chimico statunitense Roy Plunkett, sezionando una bombola di tetrafluoroetene occlusa, scoprì il Teflon (il rivestimento per padelle, che rende i pasti meno collosi);
– nel 1968, il chimico statunitense Spencer Silver inventò la colla debole dei Post-it, dopo essersi fatto stipendiare per realizzare un adesivo estremamente resistente.
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