Cinema: Questo mese si recita a soggetto, ovvero Il dente del pregiudizio
(grazie ad Andrea G. Pinketts)

A Natale siamo tutti più buoni. Fuorché al cinema. Al cinema, ci si incattivisce. Già dall’Immacolata.
Titoli che è come se tu li avessi già visti. Titoli che sai che non vedrai mai ma che ammorbano con le loro fasulle promesse di armonia dell’Avvento in celluloide prima e dvd (forse: le vendite crollano, imperterrite.
Ma come la spendete, o giovini, la paghetta?) poi. Buonismi di riporto, cattiveria a cottimo tanto per fare
“quelli che sono politically incorrect” alla faccia di Gesù Bambino.
Facciamo dei nomi, premettendo che saremo felici di essere smentiti da una verifica ottica? Saw V.
Cioè: no comment. Torno a vivere da solo: sequel autodiretto da Jerry Calà, con Villaggio quarto nome in ditta e cameo di Don Johnson? Ahi. Madagascar 2? [Questo l’ho già visto, ma mentre leggerete queste righe vigerà ancora l’embargo. Comunque…] Natale a Rio? Il remake di Ultimatum alla Terra con Keanu Reeves? Taccio, per timore di ritorsioni, di cosa mi suscita anche solo il poster di Il cosmo sul comò con AG&G versione zen. Una volta si diceva: “l’imbarazzo della scelta”.
Oggi non c’è più la scelta: solo l’imbarazzo.
Filippo Mazzarella







Nevrotizzata con figlio undicenne, Margot fa visita alla sorella Pauline che ha annunciato il suo matrimonio con il detestato (ma forse non detestabile) Malcolm. Segue tempesta famigliare.
SCRITTI