Laboratorio esordienti di Matteo b. Bianchi
illustrazioni di ALE+ALE
Vita 2.0
di Gabriele Caprioli
Guido con gli occhi in fiamme e il cuore grigio, mi sento bene e mi sento male, vagabondo nella nebbia più appiccicosa mai vista, a momenti mi immagino schiantato contro un albero, eppure felice.
Sono nei guai.
Non è proprio tutta colpa mia, mi affanno per spiegarlo a Puta Madre, per quel che può valere un suo sì o un suo no, più probabile un’alzata di spalle.
Puta Madre cambia idea più spesso di un dado truccato, non sa cosa vuole dalla vita ma ci si diverte, eccome. Quando ha detto ti amo la prima volta, eravamo in una piazzola di sosta, molto prima della nebbia e io avevo l’indice della mano destra infilato per metà nel suo buco di culo, tolto subito.
A quel punto mio suocero era già secco o quasi, non conosco l’ora precisa del decesso, mi spiace e comunque per il resto del mondo lui è ancora vivo quindi l’ora è tutto sommato un dettaglio ininfluente.Spingo un po’ più avanti i miei ragionamenti, lento come il motore di quest’auto mentre attraversiamo la notte appannata, penso sia giusto far morire il vecchio in modo ufficiale, comincia a darmi noia l’idea del suo cadavere chiuso nel bagagliaio, ogni tanto pianto le ruote sullo sterrato per scendere e andare a controllare che non ci sia la sua mano che penzola.






