Fumetti: Memorie dal sottosuolo di Michele R. Serra
“Puck” e “Hobby Comics”, riviste degli anni Zero


Vecchi tempi, bei tempi. Un quarto di secolo fa in Italia c’erano le riviste: Alter, Frigidaire e le altre. Così, arrivava il Pazienza della situazione, e magari (magari!) un posticino per pubblicare il suo lavoro lo trovava, insieme a un editor e, più di ogni altra cosa, a un pubblico. Non sono cose da poco.
Oggi il pubblico è sparito, dice qualcuno. Mica vero: è sparito quel pubblico, quello cresciuto con i movimenti, la musica, le curiosità della fine dei Settanta. Insieme si sono estinte le riviste (eccezion fatta per quella che tenete fra le mani, ma il caso, si sa, è diverso e particolare). Negli anni Zero i Nuovi Lettori di fumetti si cercano fuori dal giro: attraverso le librerie, oppure immergendosi nel mare della rete. In entrambi in casi, grandi potenzialità e grandi rischi, primo quello di essere ignorati.
Viviamo dunque un momento di transizione, un passaggio delicato. Per di più, c’è crisi dappertutto. Eppure il paesaggio del fumetto italiano ribolle di spinte vitali: molti nuovi cartoonist si affacciano sul mercato, sgomitando in spazi asfittici. A volte, lo spazio se lo creano da soli.
Così: morte le riviste? Faccio da me. È il caso di “Hurricane” Ivan Manuppelli, che un quarto di secolo di vita ancora non ce l’ha: è appena arrivata nelle librerie (ma si può ordinare anche scrivendo a lagoladipuck@email.it) la sua Puck, rivista diretta, creata e stampata in autarchia. Un giornale che riprende molte delle idee viste sulla precedente antologia da lui curata, The Artist. Nel numero uno di Puck, Ivan ci ha messo dentro tutto il fumetto che ama. Cioè quello underground: racconti di cartoonist americani dell’epoca d’oro del movimento come Jay Kinney (visto, fra le altre cose, sull’antologica Anarchy Comics della Last Gasp di Crumb), Bob Armstrong (Mickey Rat), Foolbert Sturgeon (The New Adventures of Jesus), Bob Burden (Flaming Carrot), Kaz, Mike Diana. Li ha miscelati con gli autori italiani, fra i quali ci sono lui stesso e il torinese Sergio Ponchione (L’Obliquomo), senza dubbio uno dei maggiori talenti grafici degli ultimi anni. L’insieme è piacevole da leggere, e soprattutto ha un’anima. Ma ha ancora senso autoprodursi una rivista, nel 2009? Ivan Manuppelli dice di sì:
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