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I morsi della crisi di Giampaolo Spinato

spinato-aprilellustrazione di Danilo Maramotti

Chiediamo scusa se un bel giorno, in branco, abbiamo deciso di sbranarvi. Se, per noia, ci divertiamo a manomettere i semafori, aspettando dietro gli alberi di poter vedere un crash spettacolare. Papà ci dice sempre che i rumeni sono delle bestie, ma la geografia non è mai stata il nostro forte. Così, scusate se prima abbiamo incendiato per errore quel barbone a Rimini, credendolo di Budapest, e poi, a Nettuno, ci siamo ricascati con l’indiano. 

Di certo non bisogna mai interrompere l’erogazione di acqua e cibo a un malato, ma non ci dovete rompere i coglioni se spariamo in testa a un ladro disarmato. La proprietà è privata, è stato detto, ma per qualcuno è priva già di tutto. La casa, sì, la dolce casa. Ci piace che la legge ci consenta di aumentare del 20-30% la superficie delle nostre ville. Nostra figlia, che si lamenta ancora di essere abusata, sarà felice di poter crescere sette figli-nipotini in una tavernetta invece che in cantina.

Ah, ci dispiace che abbiate trovato poco edificante che ricattassimo la gente più o meno importante con fotografie compromettenti, ma non speravamo d’essere premiati partecipando a un reality. C’è quell’handicappato che ha protestato perché l’abbiam picchiato e non ha torto. Ma la sua carrozzella era uno sballo, col motorino e tutto, per non volerci fare un giro.
Detto questo, visto che siamo cani, addormentateci pian piano. Se proprio non vi riesce di annientarci e ucciderci, narcotizzateci con tutti i crismi.
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