La Borsa e la vita di Marco Esposito
Se il ponte divide
(ma fa bene al Pil)

In Italia ci si divide su tutto per cui non sorprende che ci si sia spaccati persino sulla proclamazione di una festa nazionale in occasione dei 150 anni dell’Unità, il 17 marzo 2011. I ministri della Lega Nord nel governo hanno votato contro e nel Mezzogiorno i movimenti neoborbonici hanno coniato lo slogan “non abbiamo nulla da festeggiare”.
Però il dibattito sul ponte improvvisato del 17-18-19-20 marzo 2011 può essere l’occasione per ridiscutere il calendario delle festività italiane, il quale alterna anni in cui i giorni festivi cadono in coincidenza con le domeniche ad altri in cui si piazzano troppo in mezzo alla settimana per rappresentare un’occasione di svago e una opportunità di attività economica per le località turistiche. L’obiettivo dovrebbe essere avvicinarsi a un modello più americano. Al contrario di quello che si pensa di solito, non è affatto vero che negli Stati Uniti ci siano poche festività, perché quelle che ci sono si posizionano sul calendario in modo strategico. Per esempio dopo il Capodanno, che cade il primo gennaio in tutto il mondo, gli Usa festeggiano l’anniversario della nascita di Martin Luther King, ma non il 15 gennaio come sarebbe corretto bensì il “terzo lunedì di gennaio” in modo che la festività cada sempre vicina alla domenica per creare un piccolo ponte, ovvero un’occasione di svago mai troppo lunga e mai vanificata dalla coincidenza della festività con il weekend.
I ponti, insomma, fanno bene alla salute e all’economia se ben ritmati e tali da allungare il fine settimana, mentre spezzano la produttività senza vantaggio per i consumi se cadono per esempio il mercoledì. In Italia ci sono buchi senza festività per esempio tra il 6 gennaio e Pasqua nonché da Ferragosto al primo novembre, e festività molto ravvicinate come l’1 e il 6 gennaio oppure il 25 aprile e il Primo maggio. Questi ultimi sono distanti sei giorni, con il risultato che a volte entrambe le giornate cadono in un fine settimana (per esempio il 25 aprile di domenica e il primo maggio di sabato) e altre volte inutilmente in mezzo alla settimana (per esempio 25 aprile il giovedì e Primo maggio il mercoledì, come accadrà nel 2013) con la conseguenza che per due settimane si lavora in modo spezzettato senza che ci sia una chiara possibilità di ponte. In America non avrebbero avuto dubbi e avrebbero festeggiato la Liberazione l’ultimo venerdì di aprile e il Lavoro il lunedì successivo in modo da avere tutti gli anni quattro giorni consecutivi, senza sorprese di calendario. Peraltro il 25 aprile era già una festività durante il fascismo (la nascita di Guglielmo Marconi) e la Liberazione non è avvenuta in quel giorno preciso ma nell’arco di alcuni giorni visto che Benito Mussolini il 25 aprile era ancora a Milano e fu catturato dai partigiani solo il 27, per essere fucilato il 28 aprile.
In Italia si è invece oscillato tra eccesso di festività ed estrema rigidità. Le festività sono state ridotte nel 1913, moltiplicate negli anni Venti, cancellate per la guerra nel 1941, ripristinate e incrementate negli anni Quaranta e Cinquanta. Durante il fascismo fu riconosciuta agli effetti civili la festa di San Giuseppe (19 marzo); divennero feste nazionali il 21 aprile (Natale di Roma) e il 28 ottobre (marcia su Roma) e furono introdotte le ricorrenze civili (da festeggiare dopo l’orario di lavoro) del 23 marzo (fondazione dei Fasci), del 25 aprile (nascita di Guglielmo Marconi), del 9 maggio (proclamazione dell’impero), del 24 maggio (entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale) e del 12 ottobre (scoperta dell’America). Queste feste furono tolte dal calendario dopo la Seconda guerra mondiale. Però curiosamente dal 2004 la data del 12 ottobre è diventata Giornata nazionale del Columbus day, in onore di Cristoforo Colombo, senza però diventare una vera festività, al contrario di quanto accade negli Usa, dove la data è mobile e coincide con il secondo lunedì di ottobre. Per cui quest’anno lunedì 10 ottobre si festeggia il Columbus day in America e mercoledì 12 lo si festeggia lavorando in Italia.
P.S. A proposito di pasticci, nel numero di gennaio della rubrica ho scritto che alla Normale di Pisa gli studenti toscani sono la maggioranza. Il dato si riferiva all’Università di Pisa. Me ne scuso con gli interessati e con i lettori.







Vignetta di Maurizio Minoggio
Vignetta di Maurizio Minoggio

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Illustrazioni di Maurizio Minoggio