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Odb, intellettuale sovversivo

Il primo volume dell’Antimeridiano dedicato a del Buono servirà a far conoscere ai nuovi lettori la qualità, la modernità e l’anticonformismo della sua produzione letteraria. Di Piero Gelli

Oreste del Buono e in vita e in morte non ha avuto ancora i riconoscimenti che meriterebbe come narratore, nonostante gli apprezzamenti di tanti colleghi, l’ammirazione di molti critici, l’entusiasmo di scrittori più giovani che a lui si rifacevano come un capostipite di sperimentazione (uno fra tutti, Franco Cordelli). Un po’ era colpa sua, per il suo modo schivo e disordinato di proporre le sue cose agli editori, per poi masochisticamente riprendersele, per il suo atteggiamento in cui orgoglio e insicurezza facevano scattare improvvise rabbie. Certo il furore della scrittura, la capacità enorme di lavoro, le ore insonne a scrivere – su cui correvano voci e leggende che lui alimentava: si diceva che in tutta la sua vita non abbia mai dormito più di due o tre ore per notte – hanno prodotto migliaia e migliaia di pagine, tra prose di romanzo, articoli, saggi, inchieste, per non parlare delle altrettante migliaia di traduzioni, Flaubert, Proust, Gide, Butor, Sartre, Stevenson, Wilde, Tournier ecc. ecc…

Il successo però, quello del grande pubblico, il riconoscimento “popolare” che altri suoi coetanei hanno avuto e conservato (Calvino, Pasolini, Sciascia) a lui non era toccato. Mentre sapeva crearlo per gli altri, il successo, lui per se stesso non sapeva ben programmarsi, “gestirsi” come si direbbe oggi, fino al punto di ostacolare in ogni modo il suo agente letterario; che non solo gli era amico, ma era anche un grande unico agente, Eric Linder. Negli ultimi anni della sua vita, firmò un ennesimo contratto “suicida”, stavolta con l’editore Scheiwiller, forse in ricordo dell’amico Vanni morto da alcuni anni, la cui casa editrice però, mancando la sua personalità, era chiaro che non sarebbe mai decollata con i nuovi proprietari. Uscì il volume La parte difficile e altri scritti che conteneva, oltre al suo romanzo d’esordio Racconto d’inverno, una scelta di racconti da La terza persona e La vita sola, ben prefati indubbiamente, ma invisibili in libreria. Finalmente, a fine maggio, è uscito L’antimeridiano di Isbn, egregiamente curato da Silvia Sartorio e con una bella prefazione di Guido Davico Bonino. Questo primo volume raccoglie i suoi romanzi dal 1945 al 1965 e servirà a far conoscere ai nuovi lettori la qualità e la modernità della sua produzione giovanile: come fin dagli esordi, in clima di pieno neorealismo quasi obbligato, lo scrittore, restio agli obblighi di scuola quale che fosse, imboccasse una sua via personalissima, i cui riferimenti nascevano dalla letteratura francese e americana, ma soprattutto dall’esistenzialismo di Sartre e ancor più di Camus, un esistenzialismo mediato e controllato, innervato dal pessimismo e da un intellettualismo elucubrante di stampo pirandelliano: per lo meno queste erano le mie impressioni di lettore allora, quando ancora non lo conoscevo.

Comunque, Oreste era un cane sciolto, come si dice, sia rispetto alle sue origini toscane, sia rispetto alle frequentazioni politico-culturali dell’epoca. Io l’ho conosciuto nel 1970, in via della Spiga, un giorno che passeggiavo con Livio Garzanti appena fuori della casa editrice. Fu un incontro folgorante e buffo, perché l’editore cominciò subito ad accusarlo di tante piccole insolvenze, assenze e impegni non conclusi. L’altro non rispondeva, annuiva ma mi guardava con i suoi occhi piccoli e astuti, complici, quasi a dirmi: “Questo è matto”. In realtà, il loro rapporto conflittuale – come tutti i rapporti che Oreste aveva con il potere – non riusciva a celare un profondo e lungo legame di stima reciproca. Lo rincontrai spes so i giorni che seguirono (se ben ricordo Linus allora aveva la sua sede in via della Spiga) ed era come ci conoscessimo da anni. Nel libro curioso e divertente in cui Paolo Di Stefano ha raccolto e montato le voci dei protagonisti dell’attività editoriale, di cui ho parlato nel numero scorso, io racconto un episodio dei miei rapporti con Oreste, in casa Garzanti, rapporti che poi sono proseguiti alla Rizzoli, poi all’Einaudi, e infine, nella stessa stanza, nella casa editrice di suo nipote, oggi B.C. Dalai. Un giorno ebbi l’idea di raccogliere nella mia collana “I saggi blu” gli articoli cinematografici che del Buono per anni aveva scritto su L’Europeo. Garzanti, per dispetto e perché considerava il cinema un genere di subcultura, fece uscire la raccolta con la copertina bianca invece che blu. Lui se ne ebbe a male, s’irritò anche con me, che cercavo una diplomatica giustificazione: “Tu vedi sempre il lato positivo delle cose, io invece quello negativo”. Forse era così, come è vero che Oreste rivestiva compiacendosene di cinica sfiducia un fondo di aperta disponibilità verso gli altri. Siamo invecchiati insieme lungo i trent’anni di frequentazione, anni indimenticabili, pieni di episodi esilaranti, a Francoforte per la Fiera del libro, all’Elba per il premio letterario, in treno in trasferta settimanale da Milano e Torino. Tre o quattro anni prima di morire, si è ritirato in casa dell’amatissima Lietta Tornabuoni, a Roma. L’intelligenza era come sempre vigile, acuta; perdeva però spesso e faticava a ritrovare le parole anche più banali: ogni conversazione, ogni discussione diventava faticosa, e questo era per lui intollerabile. A Roma, gli ho telefonato una volta, gli ho detto che sarei andato a trovarlo. Mi ha risposto che non gli avrebbe fatto piacere. Ho finto di credergli. Non l’ho più cercato. Ma non lo dimenticherò mai.

(Da Linus luglio 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

Il Pakistan sulla traiettoria di volo del potere americano

duelloUn testo fondamentale per comprendere i conflitti che dal Pakistan attraversano il Medio Oriente e destabilizzano l’assetto economico, politico e sociale di tutto il mondo. Il libro di Tariq Ali, Il Duello, diventato oggi uno dei punti di riferimento dell’Amministrazione Obama sulla questione Afghanistan.

«Il tema della democrazia è importantissimo in un Paese che è stato governato dai militari per più di metà della sua storia. Il Pakistan è uno Stato disfunzionale e lo è da quarant’anni. Al cuore di questa situazione c’è il dominio dell’esercito e ogni periodo di governo militare ha peggiorato le cose, impedendo l’emergere di istituzioni politiche stabili. Gli Stati Uniti ne sono diretti responsabili, dal momento che hanno sempre ritenuto i militari il loro unico interlocutore e, sfortunatamente, è ancora così»

Il Pakistan è un alleato strategico degli Stati Uniti nella guerra contro il terrorismo, ma è anche un rifugio sicuro per quanti combattono le forze Nato in Afghanistan. Questo vecchio amico dell’Occidente, che nell’ultimo decennio ha ricevuto dieci miliardi di dollari in aiuti americani, è in profonda crisi. Basandosi su ricerche di prima mano e sulla conoscenza personale di molti protagonisti della recente storia pakistana, Tariq Ali, nato e cresciuto a Lahore, spiega le cause e le conseguenze del caos politico culminato nell’omicidio di Benazir Bhutto, capo del principale partito d’opposizione. L’autorevole firma della «New Left Review» analizza inoltre a fondo la relazione del Pakistan con gli Usa, che hanno spalleggiato tutti i dittatori militari insediatisi al potere nel corso degli anni, dimostrando di considerare le forze armate l’unica istituzione funzionante del Paese.
Convinzione e strategia condivisa da Barack Obama che, anche prima di conquistare la nomination democratica, ha fatto pressioni sulla Casa Bianca affinché, in nome della lotta al terrorismo, violasse la sovranità pakistana tutte le volte che era necessario.

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Libri: di Matteo b. Bianchi

esercitodellasalvezza

Abdellah Taïa
L’esercito della salvezza
Traduzione di Stefano Valenti
ISBN edizioni, Milano
pagg. 122, euro 13,50

Poco più che trentenne, Abdellah Taïa ha recentemente suscitato molto scalpore per essere stato il primo autore marocchino a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità sulla rivista Tel Quel, infrangendo un tabù secolare (e culturale). L’esercito della salvezza è il suo primo libro tradotto in italiano ed è un delicato romanzo di formazione autobiografico, che racconta la vita dell’autore dall’infanzia, in una casa popolata da fratelli e sorelle che dormivano nella stessa stanza, al primo rapporto sessuale, con uno sconosciuto in un cinema di Tangeri, sino all’arrivo a Ginevra per completare gli studi, solo e disorientato nella freddezza di una città svizzera. Tenero, melodrammatico, a volte persino ingenuo, un libro che colpisce per la sua onestà.

 

perec-uomo-dorme-bGeorges Perec
Un uomo che dorme

Traduzione di Jean Talon
Quodlibet, Macerata
pagg. 170, euro 12,50

Uno studente universitario una mattina decide di non alzarsi dal letto e di non presentarsi a un esame. Da quel momento in poi inizia il suo consapevole ritiro dalla vita sociale: smette di frequentare amici, di studiare, di avere progetti. Sceglie di dormire, chiuso nella sua stanzetta, coltivando l’indifferenza verso il mondo. Pubblicato più di quarant’anni fa in Francia e ora disponibile in questa nuova traduzione italiana, il terzo romanzo del grande Georges Perec affascina soprattutto per la magistrale capacità di catalogazione del reale. Che si tratti di un albero, di una piazza parigina o dei contenuti di un giornale, il mondo si trasforma agli occhi del protagonista in un mero elenco di particolari, una semplice somma di cose. è attraverso questa perdita di magia nei confronti della realtà che l’uomo persegue il mito del distacco completo. Salvo poi scoprire che anche questo obiettivo è, a sua volta, un’illusione.

Libri: I frutti dimenticati di Cristiano Cavina

Dopo tre fantasiosi romanzi dai toni quasi felliniani, a sorpresa Cavina ci regala un libro a carattere autobiografico che tocca temi delicatissimi. L’autore, che non ha mai conosciuto il padre, un giorno viene contattato al telefono dal genitore che gli propone un incontro: carico di sentimenti troppo a lungo repressi, Cavina decide di accettare l’invito. Quasi contemporaneamente la sua compagna gli annuncia di aspettare un bambino. Comincia dunque per lui un periodo di emozioni intense, a cavallo tra i risentimenti del passato e le promesse misericordiose del futuro, un momento sospeso nel quale si trova a rivestire all’improvviso il doppio ruolo di figlio e padre. Cavina riesce a raccontare questo tour de force emotivo con una grande dose di ironia e compassione, in un romanzo commovente nel senso più puro del termine.

Cristiano Cavina – I frutti dimenticati – Marcos Y Marcos
Pagg. 202, euro 14,50

Matteo b. Bianchi

Libri: Teresa Ciabatti – I giorni felici

Come si sopravvive a un’infanzia vissuta da bambina prodigio e divetta televisiva? Sabrina Mannucci, cantante-rivelazione dello Zecchino d’Oro nel 1977, trent’anni più tardi è un’insegnante frustrata, un’amante insoddisfatta e una donna rancorosa, incapace di accettare che la vita adulta non abbia mantenuto le promesse della fanciullezza. E sullo sfondo della sua vicenda immaginaria quella di tanti veri bambini celebri del passato recente del nostro Paese (da Andrea Balestri a Giusva Fioravanti, ad Alfredino). Un romanzo di acida sociologia pop, quasi una storia dell’Italia attraverso i riflessi del piccolo schermo, uno schermo in grado di creare sia mostri che vittime, a volte racchiudendoli nella stessa figura. Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice, scrive un libro convincente e crudele, dove non è difficile trovare tracce del passato di ognuno di noi.

Teresa CiabattiI giorni felici – Mondadori – Pagg. 318, euro 16,50

Matteo B. Bianchi

Libri: Refusi di Marco Cassini

Come si apre una casa editrice? E, soprattutto, come la si porta avanti? Lo svela Marco Cassini, co-fondatore dell’ottima minimum fax, la casa editrice che ha lanciato in Italia nomi come David Forster Wallace e Jonathan Lethem e che ha scoperto i talenti di Valeria Parrella, Nicola Lagioia e Paolo Cognetti. In questo breve diario Cassini racconta sia l’entusiasmo incosciente degli esordi che il travaglio successivo di dover far quadrare i conti, restituendoci a tutto tondo il senso di un mestiere affascinante, ma difficile, come quello dell’editore. Dalla trovata di utilizzare un fax per far circolare i primi racconti (da qui il nome della rivista, poi diventata casa editrice) sino al momento magico in cui ha ricevuto dagli Usa la notizia di aver vinto la gara per pubblicare l’opera omnia di Raymond Carver (giunta via fax, il destino era già nel nome), quella di minimum fax è una piccola parabola commerciale e culturale. Perché, come ricorda l’autore stesso, chi pubblica libri ha in fondo il desiderio di contribuire a cambiare il mondo, per quel poco che può.

Matteo B. Bianchi

Refusi – Marco Cassini – Laterza – Pagg. 118, euro 9,50

Libri: Quelli che ami non muoiono di Mario Fortunato

In veste di scrittore, di giornalista dell’Espresso e di direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra, Mario Fortunato ha incontrato e frequentato alcune delle più grandi personalità letterarie italiane e internazionali. In questo volume autobiografico sceglie di rievocare questi rapporti, a volte fugaci, a volte destinati a trasformarsi in lunghe amicizie: da Borges a Doris Lessing, da Giulio Einaudi a Natalia Ginsburg, da Paul Bowles a Salman Rushdie, sino a un imprevedibile Lou Reed. Leggere queste pagine è come sfogliare un compendio di cultura contemporanea. E tra i ritratti più memorabili, lo struggente ricordo dell’ultima vacanza con Tondelli e le pagine sulla tumultuosa amicizia con la strabordante Laura Betti.
Matteo B. Bianchi
Quelli che ami non muoiono, Mario Fortunato, Bompiani, Pagg. 384, euro 19,50

Libri: Vampiretta di I.B.

Una vampira dei giorni nostri, fan scatenata della narrativa italiana, si aggira tra librerie, biblioteche e festival letterari per uccidere tutti i suoi scrittori preferiti a colpi di… ehem… rapporti orali: ecco in sintesi la trama di questo divertente e perverso romanzo, a opera di un’autrice che sceglie di restare anonima. Da Ammaniti a Veronesi, a Culicchia, a Genna,  nessuno è risparmiato dalla furia omicida della protagonista, una figura a metà strada tra le groupie rock anni 70 e le suicide girls contemporanee. Delirante divertissement, metafora ardita del fanatismo commerciale creato dal marketing o puro esempio di pulp zozzo e tutto nostrano, Vampiretta è un romanzo destinato far sorridere tanti e fare incazzare violentemente qualcuno.
Matteo B. Bianchi

Vampiretta, I.B., Fazi, Pagg. 248, Euro 16,00

Libri: Malinverno di Fabio Lubrano

Se questo romanzo arriva in libreria, lo ammetto, è anche a causa mia (come dichiaro nella postfazione che lo accompagna). La storia di questo libro però è davvero anomala: il suo autore l’ha tenuto chiuso in un cassetto per oltre dieci anni, prima di decidersi a pubblicarlo per la piccola casa editrice torinese Zandegù. Il titolo prende il nome dal suo protagonista, ragazzo timido, senza amore, con pochi amici stralunati e abbandonato dai suoi stessi genitori, che scappano da casa (contravvenendo alla tradizione secondo la quale sia il figlio a farlo). Finché Malinverno incontra una ragazza triste come lui. E tutto comincia a cambiare. Lubrano è bravissimo a scrivere una storia d’amore che non ha niente a che vedere con i tre metri sopra i cieli, ma che al contrario mischia imbranataggine, poesia e humour col giusto equilibrio.
Matteo B. Bianchi

Malinverno - Fabio Lubrano – Zandegù editore – Pagg. 238 – euro 12,00

libri: Guida gastronomica al precipizio di Monica Dall’Olio

Ecco un’altra autrice del “Laboratorio Esordienti” di Linus che giunge al debutto in volume. Lo fa con un romanzo dallo strepitoso titolo e che riprende al suo interno anche i brani pubblicati sulla nostra rivista.
E’ la storia di Mika, una guida turistica che si finge specializzata in gastronomia e accompagna giornalisti e visitatori alla scoperta delle prelibatezze dell’Emilia.

Ma intanto che recita questa parte, la madre del suo compagno sta morendo di cancro, il terrorismo internazionale dilaga e la volontà di conservare la facciata professionale comincia a vacillare. Un romanzo inedito nell’ambientazione (anche se la gastronomia è una delle principali caratteristiche del nostro Paese, sembra che la narrativa lo ignori), in grado di alternare ironia e amarezza. Con una protagonista verso la quale è impossibile non provare grande simpatia e profonda comprensione.

Monica Dall’Olio Guida gastronomica al precipizio
Barbera editore – pagg. 138, euro 13,50

Matteo b. Bianchi