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L’editoriale del numero di dicembre

Quanto è costato Silvio Berlusconi agli italiani? Se lo sono chiesto RadioPopolare e la rivista Valori, diretta dall’economista Andrea Di Stefano. La risposta è stata il lancio di Tutti in Class: non una vera e propria class action, ma un esposto collettivo alla Corte dei Conti contro l’ex Presidente del Consiglio per danno erariale di cui si stanno studiando in questi giorni i confini giuridici. I punti sono noti: assenza di politica economica, mancanza di credibilità internazionale di fronte all’Europa e ai mercati, interessi personali anteposti a quelli del Paese. Ma anche fatti più circostanziati come la cancellazione dell’ICI nella fase già conclamata della crisi, i costi e i risarcimenti per un progetto già archiviato come il ponte sullo stretto, l’accordo con Putin per lo smaltimento dei sommergibili russi…

Contare i gravi effetti economici che le posizioni del Cav hanno causato alla posizione italiana è un esercizio lungo e complesso quanto doveroso.Bisogna metterlo in pratica, anche solo per ragioni di autostima: quella cosa che riguarda tutti gli italiani e sulla quale il nostro ha menato mazzate di una forza impressionante. Ma siamo ancora in piedi, caro mio. Anche se dovremo fare i conti per anni con le conseguenze di una politica economica e sociale insensata, portata avanti da improvvisatori e/o impresentabili.Sostenere Tutti in Class ci pare dunque un imperativo morale, prima che economico.L’indirizzo del blog dove trovare tutte le informazioni è class.radiopopolare.it

Intanto, i cittadini di alcune class pendolano sempre dentro scompartimenti tra lo sporco e il lurido (dipende dalla class), aspettando di arrivare in ritardo al lavoro forse soppresso. Una bella avventura neorealista da vivere ogni giorno, mentre altre class rispondono alla domanda di “almeno cessi utilizzabili” con executive class, salottini e pasti firmati. Ma le cose cambieranno – oh sì! – con l’arrivo del treno supertecnologico del team Montezemolo-Della Valle, New Brand (e poco brand new) dell’Italia dei carini: l’hanno chiamato Italo, il treno, proprio come il personaggio che Altan inventò per Linus nel gennaio 1977. Lo stesso che in una vignetta affermava: “Mi sono messo la cravatta. Chissà che a qualche tedesco non gli venga voglia di comprarmi.”La battuta è sua, l’attualità nostra.

Sommario di settembre

ANNO XLVII NUMERO 9 (558) settembre 2011

SCRITTI
Inghilterra vs Italia di Alessandro Dalai
Indignados made in Italy di Gianmarco Bachi
E poi non rimase nessuno. La fine dell’Europa di Vladimiro Giacché
Caro polizza, la rivincita dei virtuosi di Marco Esposito
Consumati, sdruciti, ancora vivi di  Riccardo Marassi
La vigilia delle cose di Flavia Perina
Laboratorio esordienti – Viaggio sentimentale sentimenti in viaggio di Gabriella Ferrari Curi
Suonaci ancora, Miles di Giorgio Scianna

RUBRICHE
Tipi psicologici – Angelino Alfano di Massimo Cirri
Chi non muore si risente – Dioniso di Dario Buzzolan
Cedo cane perché morto di Catone&Lorentz
Manuale di archeologia preventiva di Bruno Ballardini
I nipoti di Galileo – Vincenzo Balzani di Pietro Greco
La sostenibile lentezza dell’essere di Bruno Contigiani
Cinema di Filippo Mazzarella
Musica di Riccardo Bertoncelli
Teatro di Renato Palazzi
Fumetti di Michele R. Serra
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Piccoli Grandi di Bruna Miorelli
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

FUMETTI
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Perle ai porci di Stephan Pastis
Cul de sac di Richard Thompson
Peanuts di Charles M. Schulz
Monty di Jim Meddick
Antitipo di Ralf König (9a puntata)
Get Fuzzy di Darby Conley
Sexorama di Manuel Bartual
Kinky & Cosy di Nix
Happy Rock di Zep

 

 

Scrivere su Linus di Flavia Perina

Quando Stefania Rumor mi ha proposto di collaborare con Linus scrivendo dieci articoli sulle dieci cose per cui vale la pena vivere, la prima scena che mi è venuta in mente è il capitolo di Alta Fedeltà dove Rob Fleming, il protagonista, deve dare a un giornale musicale l’elenco dei dieci singoli più importanti della storia del rock e cade letteralmente nel panico. Fa e disfa la top ten giorno e notte, chiama la giornalista che lo ha interpellato alle ore più impensate per sostituire i titoli, e alla fine cade in depressione: l’intervista è andata in stampa, e lui si è accorto di essersi dimenticato un brano imprescindibile (Got to Get you off My Mind, credo). Comunque, io il mio elenco l’ho fatto. E anche se lo cambierò mentalmente almeno un centinaio di volte, sulla prima voce – “Scrivere su Linus” – non ho nessuna incertezza.

Linus è il simbolo della formazione libertaria della mia generazione e più oltre uno degli spartiacque sotterranei che hanno costruito le categorie politiche degli anni 70, tagliando in modo trasversale la destra e la sinistra. Da una parte chi adorava Linus, dall’altra chi lo disprezzava come roba da bambini o sottoprodotto di una cultura sovversiva. “La gioventù che si nutre di fumetti è una gioventù che non legge e questa assenza di lettura nel senso proprio della parola non è l’ultima tra le cause di irrequietezza, di scarsa riflessività, di deficiente contatto con il mondo circostante e quindi di tendenza alla violenza, alla brutalità, all’avventura fuori dalla legge”: lo scrisse Nilde Iotti su Rinascita ma parole analoghe erano facili da trovare sui giornali borghesi e della destra, suggestionati tra l’altro dalla campagna maccartista che negli Usa mirava a rendere i comic-book illegali, con ordinanze cittadine e addirittura federali che ne proibivano la vendita. Poi c’erano gli altri, quelli che compravano Linus, mettevano le (introvabili) magliette di Linus, a scuola usavano il diario Linus, esibendo i Peanuts come una dichiarazione di appartenenza molto più precisa e più significativa degli stereotipi ideologici che dividevano all’epoca compagni e camerati.

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Sommario aprile

ANNO XLVII NUMERO 4 (553) aprile 2011


SCRITTI

SCRIVERE SU LINUS di Flavia Perina
RAID E RADIAZIONI di Giorgio Galli
IL PREZZO DEL CERONE
di Walter Molino
FONDIAMO UNA CITTA’: CAMPANIA FELIX
di Marco Esposito
FALSE BIONDE
di Alessio Fanuzzi
LA TRAGEDIA GRECA: TRA DEBITO E RICETTE SBAGLIATE
di Vladimiro Giacché
A o V? QUESTO E’ IL PROBLEMA di David Bidussa
MENO MALE CHE  LELE C’E?
di Gianmarco Bachi
AVETRANA VUOLE IL MARE
di Giorgio Scianna
LABORATORIO ESORDIENTI Sorelle
di Chiara Zingariello

FUMETTI
Peanuts
di Charles M. Schulz
Un mese vissuto giudiziariamente
di Riccardo Marassi
Doonesbury
di Garry B. Trudeau
Taroccum
di Stefano Disegni
Terzo millennio d
i Alberto Rebori
Antitipo
di Ralf König (4a puntata)
Sexorama di Manuel Bartual
Perle ai porci
di Stephan Pastis
Kinky & Cosy
di Nix
Cul de sac di Richard Thompson
Conte Vlad
di Alberto Corradi
Dilbert
di Scott Adams
Happy Rock di Zep
Get Fuzzy di Darby Conley
Monty
di Jim Meddick

RUBRICHE
Chi non muore si risente
di Dario Buzzolan
Manuale di archeologia preventiva
di Bruno Ballardini
Cedo cane perché morto di Catone&Lorentz Tipi psicologici di Massimo Cirri
I luoghi dell’anima
di Piero Gelli
Piccoli Grandi
di Bruna Miorelli
Poesia: Il mondo sottosopra di Ivan e Squaz
Fumetti di Michele R. Serra
Cinema di Filippo Mazzarella
Musica di Riccardo Bertoncelli
Teatro
di Renato Palazzi
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia
di Marco Pastonesi

Cari Peanuts vi scrivo…

Come potete vedere QUI SOTTO (e molto più diffusamente nel numero eccezionalmente doppio di LINUS in edicola) i PEANUTS COMPIONO 60 ANNI! Volete fargli un regalo? Scrivetegli quello che hanno rappresentato per voi. Potete anche rivolgervi al personaggio che vi piace di più o a quello al quale vi sentite più vicini. Coraggio linusiani: aprite i vostri cuoricini alle noccioline…

Qual è il tuo Peanuts preferito?

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Buon compleanno Peanuts!

Charlie Brown & C. compiono 60 anni. Il 2 ottobre 1950 compariva infatti su sette quotidiani americani la prima striscia di Charles M. Schulz, che trovate riprodotta qui sotto assieme ad altre storiche strip


Quand’ero bambino negli anni 60,
i Peanuts stavano raggiungendo
il loro apice; erano LA striscia
e dominavano la cultura popolare come null’altro. Penso che si introdusse anche nel mio Dna e sono grato
a Charles Schulz per questo
.”
(Richard Thompson)

La prima striscia dei Peanuts uscì il 2 ottobre 1950 su sette quotidiani americani: il Washington Post, il Chicago Tribune, il Minneapolis Tribune, l’Allentown Call-Chronicle, il Bethlehem Globe-Times, il Denver Post e il Seattle Times.
Nell’anno del sessantesimo dei Peanuts, Linus ne ha compiuti quarantacinque di pubblicazione ininterrotta dall’aprile 1965. Un successo – possiamo chiamarlo così, dopotutto – legato indissolubilmente all’opera magistrale di Charles M. Schulz, al quale va la nostra riconoscenza più sincera e il nostro quotidiano, vissuto affetto.

Le sue strisce, che ha smesso di disegnare solo con la morte, continuano a essere lette avidamente, un vero collante intergenerazionale. Senza dimenticare il brand Peanuts: l’immagine di Snoopy soprattutto, ma anche di Linus, Lucy, Charlie Brown, riprodotta in milioni e milioni di esemplari sugli oggetti più disparati, attraverso i cinque continenti. Inutile negarlo, ha una sua importanza: il linguaggio della strip è capace di generare simboli in grado di superare mode, differenze linguistiche e culturali, classi sociali.

Le strisce a fumetti richiedono una così particolare combinazione di talenti che ci sono poche persone in grado di sfruttarne appieno le potenzialità. Fra queste, Charles Schulz è totalmente di un altro livello (…) Spero davvero che possa esistere un giorno uno scrittore-artista-filosofo-umorista in grado di colmare, almeno in parte, il vuoto lasciato dai Peanuts.
(Bill Watterson, L.A. Times)

Quelli di Schulz sono disegni che riempiono ogni giorno la nostra vita, non solo lavorativa. E ogni giorno scopriamo qualche dettaglio nuovo, qualche ammiccamento, qualche accenno che ci fa credere che l’uomo di Santa Rosa sia ancora lì, al suo tavolo da disegno. E invece, sono passati dieci anni.
Ricorrenze e celebrazioni – con la frenesia che coglie addetti e meno addetti ai lavori, novizi e pensionati – offrono a noi l’occasione di riflettere sull’attualità di quel che stiamo facendo, e sul fatto che ogni libro dei Peanuts pubblicato rappresenta sempre un piccolo caso editoriale.

Per festeggiare il sessantesimo dei Peanuts, siamo in edicola con un supplemento speciale gratuito che, tra l’altro, ripropone tutte le strisce pubblicate nei primi cinque mesi. Abbiamo pensato a una pubblicazione “con testo a fronte”,  come si addice ai classici, intuendo che sarebbe stata un’occasione per riflettere sulle diversità linguistiche e farvi entrare con maggior cognizione di causa nel mood della provincia americana che ha generato i Peanuts. Ci sono anche le strisce mute, per farvene apprezzare il respiro. Respiro bilingue.

È il nostro piccolo omaggio alla figura dell’autore americano che ha segnato e segna, più di altri, anche nel nostro Paese, e in modo trasversale, l’immaginario delle generazioni  dagli anni Sessanta fino a oggi.

È stata la prima striscia Beat (…) I Peanuts entravano in
risonanza con l’alienazione degli anni 50. Tutto, in quel fumetto, era differente.

(Garry Trudeau, Time)

Intanto, Linus in questi anni si è trasformato, cercando di proporre punti di vista, storie e riflessioni adatti a illuminare almeno un po’ i tempi non proprio luminosi che ci tocca attraversare. Con i fumetti, certo, ma anche cercando di rendere conto delle mode culturali e dei fenomeni di costume che ci passano davanti agli occhi. Sono tempi faticosi: difficile trovare chiavi interpretative, non solo della politica e delle dinamiche sociali, ma anche dei rapporti minuti tra le persone. Difficile almeno per me, che Linus lo metto insieme mese dopo mese. Devo ringraziare per questo tutti i collaboratori, i “vecchi” che mi supportano e sopportano ancora, e i nuovi che sono la testimonianza vivente della vitalità del nostro giornalino. E del resto, come ha scritto Michele Serra su Repubblica, i Peanuts sono davvero “un’istigazione alla libertà di vivere”.
Per me, è un privilegio constatare come i nostri Peanuts, sessant’anni dopo, continuino a lanciare poetici messaggi in bottiglia. Ripetendoci che comunque, e nonostante tutto, vale la pena esserci.  (stefania rumor)

Peanuts. Gli inizi



(Da Linus ottobre 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

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Linus Blog. Autore: Sommacal. 30.07.2009
Linus Blog. Autori: Augusto Rasori e Giorgio Sommacal. 30.07.2009

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