Marassi 2
Posted by redazione on Wednesday Jul 8, 2009 Under Uncategorized


5 – La segreteria telefonica
Questa rimane l’ipotesi più accreditata. In assoluta continuità con la segreteria di Veltroni.
Il partito rimarrebbe così com’è, si dovrebbe soltanto eleggere un segretario per rispondere alle telefonate dicendo “Yes we can” oppure “Sì, ma anche no”.
Il simbolo del partito rimarrebbe quello attuale e solo l’inno cambierebbe (c’è incertezza tra Piange il telefono e Buonasera dottore)
L’ipotesi Veltroni è stata scartata perché è evidente la necessità di dare un segnale di discontinuità.
Per questo si è subito pensato a D’Alema che però ha fatto sapere che non ama particolarmente il telefono e che preferisce navigare.
Arturo Parisi ha immediatamente dichiarato che per il bene del partito è anche disposto a iscriversi a un corso di pronuncia inglese, ma gli è stato fatto presente che occorre prima cominciare dall’italiano.
Resterebbero le candidature di Franceschini, Bersani e Rutelli.
Pare addirittura che l’incarico sia già stato assegnato a Franceschini.

4 – La segreteria differenziata
Si tratta di un’ipotesi estremamente affascinante e decisamente rivoluzionaria.
Come è noto nel Pd trova posto tutto e il contrario di tutto. E spesso è impossibile l’elaborazione di una linea unitaria e il suo smaltimento.
In pratica il partito differenzierebbe le sue componenti. I cattolici con i cattolici, i laici con i laici, Veltroni con il cartone.
Sul segretario non ci sarebbe partita. Tutti sono d’accordo sul nome di Bassolino che così finalmente si potrebbe alzare dalla poltrona di governatore.
Anche se Arturo Parisi ha già detto di essere pronto a sfidare Bassolino, rivendicando il fatto di essere stato uno dei primi a smaltire la Democrazia cristiana e a separare il cattolico dallo statista.
Se Bassolino rifiutasse l’incarico rimarrebbero in corsa Franceschini, Bersani e Rutelli.
Il nuovo simbolo del partito sarebbe un bidone (esattamente come prima) su cui campeggerebbe la scritta Partito demoplastico, e più in basso la dicitura “nessun ulivo è stato abbattuto, nessun delegato è stato maltrattato, tutti i candidati sono riciclati”.
Il nuovo inno del partito sarà Stasera mi butto.

3 – Il partito Teodem
Per dare un segnale deciso di cambiamento la segreteria potrebbe essere eletta con un conclave dal quale sarebbero esclusi i delegati gay, i divorziati, i bestemmiatori, i lussuriosi e Rosy Bindi che si sospetta non sia più vergine.
Il voto della Binetti varrebbe il 50%+1 dei delegati.
Il nome che circola più insistentemente come segretario è quello di Veltroni. Walter ha già una buona esperienza di vie crucis e sarebbe disponibile a essere inchiodato sulla poltrona di segretario senza lamentarsi.
Ma qualcuno ha fatto presente che non sarebbe assolutamente in grado di resuscitare in tre giorni e che forse per un compito simile sarebbe più indicato D’Alema che come è noto resuscita più volte al giorno.
Tuttavia D’Alema si è detto indisponibile per via della barba, che ama tenere ben rasata.
Alla fine i più accreditati alla segreteria rimarrebbero Franceschini, Bersani e Rutelli.
Arturo Parisi ha fatto sapere che è disponibile a farsi inchiodare ovunque, avendo avuto uno zio falegname.
Il nuovo simbolo del partito, che verrebbe ribattezzato Democratici convinti, sarebbe un ramo di ulivo su una croce rossa in campo azzurro. Ma dopo la Domenica delle Palme l’ulivo verrebbe abolito dal simbolo.
Il nuovo inno sarà In ginocchio da te.

2 – Partito Richelieu
Si potrebbe eleggere un’eminenza grigia, assolutamente anonima e segreta, per traghettare il partito fino alle elezioni.
In un primo momento si era pensato a Walter Veltroni, giudicato però fin troppo grigio e anonimo. Allora il secondo nome a circolare è stato quello di D’Alema, che ha già ricoperto l’incarico di eminenza grigia in più di una occasione e potrebbe ben figurare nella circostanza.
Ma D’Alema ha rifiutato sostenendo, non a torto, che uno come lui tutto è tranne che anonimo.
Gli altri papabili per l’incarico potrebbero essere Franceschini, Bersani e Rutelli.
Ma si è subito proposto anche Arturo Parisi che si è detto perfetto per un incarico anonimo e ha immediatamente adottato il nick ParisHilton.
Il simbolo del partito sarebbe la sagoma grigia di un ulivo su sfondo grigio.
L’obiettivo sarebbe quello di costringere il governo alle dimissioni spedendo lettere anonime ai ministri di Berlusconi.
Come nuovo inno del partito si potrebbe scegliere Happy people degli Incognito.
Cari lettori di Linus, Veltroni si è dimesso, Franceschini ha ereditato la segreteria, ma il dibattito sul futuro del Pd è apertissimo. In molti vorrebbero un nuovo
congresso per eleggere un segretario, ma anche per discutere su quale partito costruire.
Qui abbiamo provato a sintetizzare le posizioni più significative perché possiate capirci qualcosa.

1 – Il partito ombra
Invece che l’ormai datato e inutile governo-ombra, l’intero partito si trasformerebbe in un partito-ombra (assecondando il trend elettorale) e ovviamente si dovrebbe eleggere un segretario-ombra.
Il primo nome a cui si era pensato era quello di Walter Veltroni. Ma non essendo rimasta più neanche l’ombra del leader di una volta si è passati a considerare l’ipotesi D’Alema.
Ma D’Alema ha subito rifiutato, precisando che brillando di luce propria sarebbe assolutamente inadatto per un incarico del genere e più propenso al modello spagnolo, il segretario-hombre.
Al momento gli altri nomi che circolano sono quelli di Franceschini, Bersani e Rutelli. Ma anche Parisi si è detto adatto per un posto in ombra ma anche parzialmente soleggiato, provenendo egli dalla Margherita.
Il simbolo del partito ritornerebbe a essere un ulivo ombreggiante o più didascalicamente un ombrellone.
L’obiettivo politico sarebbe quello di costringere l’attuale maggioranza alle dimissioni e dare vita a un governo balneare.
Come nuovo inno del partito è stato proposto Stessa spiaggia, stesso mare con un chiaro riferimento allo zoccolo duro del partito. Mentre la bandiera rossa verrebbe utilizzata solo quando il mare è agitato.

Circa vent’anni fa una nota catena di fastfood “sbarcò” a Napoli e aprì una serie di negozi in vari quartieri del centro. Non ebbero grande successo come nel resto del mondo e qualche anno dopo alcuni di questi dovettero chiudere.
I proprietari si resero conto troppo tardi che avevano cercato di esportare il fastfood in una città in cui i fastfood già esistevano. E si chiamavano pizzerie.
Non avevano tenuto conto del “Teorema di Diomede”.
Inutile che lo cerchiate, il “Teorema di Diomede” è una mia invenzione e si basa su un’affermazione fatta dal portiere del palazzo dove abitavo molti anni fa e che appunto si chiamava Diomede.
Diomede sosteneva (in napoletano, ma io qui lo traduco) che “prima di affermare di aver inventato qualcosa bisogna accertarsi che non lo abbiano già inventato a Napoli”.
Da qualche tempo molti amici mi dicono di essersi iscritti a Facebook e invitano anche me a farlo.
Per convincermi mi elencano tutte le bellissime cose che lì si possono fare e ultimamente cercano di attirarmi facendo leva sulla mia vanità. Pare infatti che su Facebook esista un “Marassi Fan Club”.
Ovviamente ne sono lusingato, tuttavia finora ho declinato tutti gli inviti.
Sia ben chiaro, non muovo alcuna critica a chi si diverte su Facebook. Anzi, sono sempre stato del parere che ognuno si debba divertire come meglio crede e nemmeno mi sogno di sostenere che su Facebook si perda il proprio tempo.
Sono convinto che il vero lusso, ai giorni nostri, è avere tempo da sprecare e farlo divertendosi.
Convinzione che in ultima analisi contraddice implicitamente anche il termine spreco, giacché perfino Sant’Agostino sosteneva che “nutre la mente solo ciò che la rallegra”.
Tuttavia ho cercato di capire meglio che cos’è Facebook, anche per la portata che il fenomeno sta assumendo. Mi sono quindi informato sulle sue possibilità e alla fine mi sono reso conto di una cosa.
Chi ha inventato Facebook non conosceva il “Teorema di Diomede”.
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