Jan 16
Posted by redazione on Saturday Jan 16, 2010 Under Scritti
Le previsioni facili facili
Si apre un decennio all’insegna del debito record nei conti pubblici italiani. Ma il vero disastro è in calendario per il 2013, come scrisse a un lustro dal finire dello scorso millennio un tale Lamberto
Vignetta di Maurizio Minoggio
Provare a leggere il futuro è quasi un obbligo a inizio anno. Figurarsi a inizio decennio. E allora ho preso la sfera di cristallo e ho intravisto un disastro previdenziale nel 2013. Un paradosso demografico nel 2020. E un baratro nei conti pubblici italiani già nel 2010. Ho visto anche come andranno le elezioni regionali. E so persino quando cadrà l’attuale presidente del Consiglio, ma quest’ultimo vaticinio lo tengo per me.
Le altre cose le anticipo in esclusiva per i lettori di questa rubrica di Linus, che compie un anno. Partiamo dall’evento più vicino sul calendario: le elezioni regionali. Ebbene, la sfera di cristallo non mostra dubbi e si dice certa su un fatto: il numero di regioni che il centrodestra strapperà al centrosinistra sarà superiore al numero di regioni che il centrosinistra strapperà al centrodestra. La sfera non dice - e perciò sono andato a controllare - quale sia il dato di partenza. In effetti si vota in tredici regioni su venti e si parte da un parziale di undici a due per il centrosinistra. Ragion per cui quest’ultima compagine ha la possibilità di ribaltare il risultato uscente in sole due occasioni su tredici mentre rischia di perdere in undici casi su tredici. Troppo facile quindi prevedere che le sconfitte saranno più delle rimonte. Per cui passo a interrogare meglio la sfera sulla seconda previsione che riguarda il 2010, quella sui conti pubblici.
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Dec 16
Posted by redazione on Wednesday Dec 16, 2009 Under Rubriche
Vignetta di Maurizio Minoggio
Lo scudo e l’etica
Il fisco è in grado di intercettare gli italiani con capitali all’estero ma invece di punirli si limita a chiedere il 5 per cento. E per uno strano contrappasso i proventi dei capitali illegali vengono girati proprio a chi si era opposto all’ennesima sanatoria fiscale
Non so voi ma io le tasse le pago tutte. Oddio, cerco di pagarle tutte. Per l’Irpef è facile: sono lavoratore dipendente e c’è la famosa trattenuta alla fonte in busta paga. Per l’Iva a volte salto un giro. Non mi danno lo scontrino o mi danno una ricevuta con la cifra guarda caso pari a un decimo di quella vera e non ce la faccio a protestare. Altre imposte a volte le pago e a volte no. Ma non è cattiva volontà, evado per distrazione. è il caso della tassa di proprietà sugli autoveicoli, il bollo auto. Che dovrei pagare per due automobili, uno scooter e un camper. Piccole cifre. Soprattutto il camper, che pure ha più cavalli di tutti (ma non ditelo in giro). Tuttavia le scadenze sono sempre diverse, non si può pagare in anticipo, per cui un anno dimentico, che so, lo scooter, un altro una macchina e ogni tanto mi ritrovo qualche multa con gli arretrati. Mi è capitato di dimenticare anche la tassa sui rifiuti, perché quando arriva si presenta sotto la forma di cinque bollettini postali, quattro trimestrali per chi versa a rate e uno per la soluzione una tantum. Scelgo sempre quest’ultima, per risparmiare l’andirivieni alla Posta, ma poi, visto che la scadenza è lontanissima, finisce che dimentico di pagarla, a meno che non lo faccia mia moglie che è molto più precisa di me.
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Nov 04
Posted by redazione on Wednesday Nov 4, 2009 Under Scritti
Che la mente sia open
E’ finita la crisi finanziaria ma non quella economica. Trovare o mantenere il lavoro è sempre più difficile. E allora, per chi non è banchiere o ministro dell’Economia, urge escogitare un modo nuovo (e onesto) per far soldi

Vignetta di Maurizio Minoggio
Ormai lo si è capito: non ci sono più banche che falliscono, la Borsa è tornata a muoversi a passo di trotto e i big della terra – che si riuniscono con frequenza da giocatori di Bridge in un G-qualcosa – hanno sempre meno da dirsi. La crisi è finita, insomma. Ma le cose non sono affatto tornate quelle di prima visto che ci ritroviamo nel mondo con 120 milioni di posti di lavoro in meno. I governi, va riconosciuto, sono stati abbastanza abili nel fermare un anno fa il disastro finanziario mondiale sull’orlo del precipizio: hanno preso una montagna di denaro (i nostri soldi, quelli che paghiamo con le tasse) e li hanno dati ai banchieri e alle imprese per raddrizzare i loro conti. Adesso gli Stati sono tutti più o meno indebitati come lo era già l’Italia e ciò spiega perché il ministro Giulio Tremonti continua a sorridere negli interventi tv: adesso sa che il suo mal, l’eccesso di debito, è mal comune e quindi si gode a ragione il mezzo gaudio.
Tuttavia per quei lettori di Linus che non sono banchieri, capitani d’impresa o ministri dell’Economia resta una domanda chiave: come affronto il 2010 se il lavoro l’ho perso, rischio di perderlo o rischio di non trovarlo? La risposta non arriverà dai governi perché appunto, essendo sovraindebitati, non hanno più quattrini per politiche attive di sviluppo. Cioè per costruire strade, ponti, ferrovie come si fa dopo ogni crisi da un secolo e mezzo in qua. La risposta non arriverà neppure da questa rubrica di Linus se non altro perché se l’avessi la terrei per me. Tuttavia c’è una cosa che non posso più fare per ragioni d’età ma che, proprio in virtù dei tanti capelli bianchi, mi posso permettere di suggerire ai disoccupati attuali e potenziali: immaginare. Avere una mente “open” come dicono gli inglesi e tenersi pronti all’innovazione (“innovation”). Per quanto possa sembrare assurdo, c’è già qualcuno pronto a sborsare una somma di denaro in cambio di una buona idea. E il tutto, è ovvio, restando entro i confini dei comportamenti onesti.
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Sep 11
Posted by redazione on Friday Sep 11, 2009 Under Scritti
Ci risiamo. Dal primo semestre del 2010 il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, potrebbe ricorrere ancora una volta al silenzio-assenso (come già fece il governo Prodi) per rilanciare l’operazione di trasferimento dei Tfr ai fondi. Ecco perché, invece, in molti casi converrà ancora una volta tenersi stretta la liquidazione

Vignette di Maurizio Minoggio
Chi tace acconsente. È stata forse questa regola – il silenzio assenso ai fondi pensione – a provocare una reazione prudente dei lavoratori, che nel 2007 in grande maggioranza hanno conservato con una scelta esplicita il proprio Tfr, ovvero la tradizionale liquidazione. Una mossa quanto mai lungimirante: la scelta andava effettuata entro il 30 giugno del 2007 e il galoppare delle Borse della prima metà di quell’anno sembrava favorire il passaggio ai fondi pensione. Poi però, nell’agosto del 2007, scoppiò la crisi dei mutui subprime, che divenne catastrofica nel settembre del 2008, provocando dolori sia per chi aveva investito in azioni sia per chi aveva scelto investimenti cosiddetti prudenti, come le obbligazioni, che da quando vengono chiamate anche in Italia “bond” hanno assunto un suono sinistro.
Fatto sta che anche se cambiano i governi (centrosinistra nel 2007, centrodestra oggi) il tentativo di trasformare il sicuro Tfr dei lavoratori in aleatorio investimento paraprevidenziale continua. E non si può escludere (il ministro Maurizio Sacconi ne ha parlato esplicitamente) che il primo semestre del 2010 sarà un nuovo periodo di silenzio-assenso per trasformare il Tfr dei lavoratori dipendenti in fondi previdenziali, così come fu quello dal primo gennaio al 30 giugno del 2007.
Come mai nel 2007 milioni di lavoratori a digiuno di finanza hanno effettuato una scelta così lungimirante? In effetti in materia previdenziale, dopo una mezza dozzina di riforme, gli italiani sono diventati scettici. E di fronte a una scelta costruita in modo palesemente orientato a favorire i fondi sul trattamento di fine rapporto, più d’uno ha sentito l’odore di bruciato e, nel dubbio, ha deciso di tenersi stretta la liquidazione. Il passaparola negli uffici e nelle officine ha fatto il resto, vincendo la propaganda dei sindacati i quali, gestendo i fondi pensione di categoria, non erano poi cosi disinteressati nel dare consigli. Due le evidenti asimmetrie pro-fondi: la prima è appunto il silenzio-assenso, che prevede l’automatica adesione a un fondo previdenziale, in genere gestito dai sindacati, di chi non dice nulla entro la data X.
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Aug 06

La Lega di Umberto Bossi (e Calderoli, Maroni, Castelli…) torna a rispolverare in questi giorni il tema delle gabbie salariali al Sud. Era nell’aria, e infatti Linus ha pubblicato nel numero di luglio un articolo di Marco Esposito che anticipava puntualmente tutto. Compreso il finale. Come sempre, i commenti dei lettori sono benvenuti (altrimenti che pubblicheremmo a fa’?). Ricordatevi però che questo è un blog moderato dalla redazione, quindi la visione dei messaggi non sarà immediata. Dateci dentro.
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Jun 08
Posted by redazione on Monday Jun 8, 2009 Under Rubriche
vignette di Maurizio Minoggio
La patata e l’1%
Il costo del denaro in Europa è ai minimi di sempre e sembra molto conveniente chiedere in prestito dei soldi. Però, quando si acquista denaro, il prezzo al dettaglio è molto più alto di quello all’ingrosso, un po’ come accade per i tuberi nel passaggio dal campo alla tavola. E bisogna imparare a far di conto per non avere brutte sorprese.
Stavolta purtroppo, si parla di numeri. Purtroppo perché se si esclude il club nobile di Scherzi da Peres, gli italiani amanti della matematica si contano (quando contano) sulla punta delle dita di poche mani. Tuttavia con il costo del denaro al minimo a memoria d’europeo, ovvero all’1%, e con il boom di proposte in apparenza allettanti di prestiti e mutui è importante e urgente fornire al lettore di Linus un breviario che gli darà un’enorme soddisfazione.
Quale? Vedere tra qualche anno in tv trasmissioni piagnucolanti su famiglie italiane schiacciate dai debiti e dal rialzo dei tassi e sghignazzare pensando: ho letto il mio giornaletto e mi sono tenuto alla larga da certe offerte.

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Apr 13
Posted by redazione on Monday Apr 13, 2009 Under Scritti
La lotteria del Pil
A fine aprile il Fondo monetario internazionale certificherà una crescita negativa del prodotto interno lordo mondiale. Come non accadeva dal 1945. Ma l’economia è davvero condannata a crescere?

Illustrazione di Danilo Maramotti
Il prossimo 25 aprile saranno 64 anni dalla Liberazione. Il prossimo 25 aprile a Washington il Fondo monetario internazionale (in sigla Fmi o Imf) sentenzierà che nel 2009 il pianeta Terra farà un passo indietro in economia, come non accadeva dal 1945, anno di liberazione ma anche di morte, di missili V2, di bombe atomiche.
Riuscire a replicare nel 2009 il 1945 non è certo un bel record per l’umanità. Eppure il Pil, il prodotto interno lordo, registrerà per la prima volta dopo 64 anni un segno negativo.
Alcuni però, soprattutto nel fronte ecologista, non se ne preoccupano molto: ritengono il Pil uno strumento superato e anzi fuorviante per misurare lo stato di salute di una nazione o del mondo. Si afferma, per esemplificare, che ogni volta che è diagnosticato un cancro aumenti il Pil. E, in effetti, il Pil è uno strumento cinico. E’ verissimo, quindi, che il prodotto interno lordo cresce quando si scopre un tumore. Ma è vero anche che il Pil cresce ancor di più se il cancro dopo esser stato diagnosticato con dispendio di visite e analisi mediche è sconfitto grazie a cure efficaci.
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Mar 17
Posted by redazione on Tuesday Mar 17, 2009 Under Rubriche
Addio agli sprechi, lo Stato costerà meno. E’ questa la speranza di tanti sostenitori
del passaggio al federalismo fiscale.
Ma siamo sicuri che alla fine il conto non sarà più salato?
Per ora c’è una sola certezza: anche calcolare i costi avrà un suo costo
Parlare in modo neutrale di federalismo con il cognome che porto l’è dura. Eppure l’auto che ancora guido ha una targa (MI6X7147) che rivela una passata residenza milanese. Mi scuseranno però napoletani e milanesi perché per una volta vorrei parlare di federalismo fiscale senza accendere la solita polemica Nord-Sud, ma chiedendo una cosa che dovrebbe interessare tutti: c’è il rischio che l’Italia federale costi di più? Con una promessa: l’unico numero citato nell’articolo sarà la targa della mia vecchia Renault, perché la scommessa di questi articoli è che si possa parlare d’economia senza ricorrere a decimali e percentuali.
Del resto dove sono i numeri? Il Parlamento in queste settimane sta discutendo un testo pieno di buone intenzioni, ma al buio dal punto di vista dei dati. E le grandi istituzioni contabili nazionali – Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ragioneria generale dello Stato, Isae, Istat – sono sfilate di fronte ai deputati ripetendo tutte la stessa litania: non è possibile al momento fare previsioni sui costi.
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Feb 18
Posted by redazione on Wednesday Feb 18, 2009 Under Rubriche
Guru, promotori, esperti non hanno alcun elemento razionale per prevedere su quali titoli conviene investire, come dimostra una prova sperimentale. Eppure comprare azioni non è una sciocchezza, se si seguono alcune semplici regole
Illustrazioni di Maurizio Minoggio
A Genova ci sono più salite o più discese? Superati i nove anni d’età una domanda simile fa sorridere. Ma se invece di esperienze di vita quotidiana si parla di soldi, risparmi, finanza, si resta fermi ai nove anni per tutta la vita. Nessuno sorride, infatti, quando si sente un cronista al telegiornale che dice: “Oggi in Borsa c’erano soltanto venditori”. Oppure: “Acquisti a pioggia sui bancari”. Eppure in Borsa, proprio come al mercatino sotto casa, il numero di azioni vendute è sempre uguale a quello delle azioni comprate, così come le mele vendute sono per definizione anche mele comprate. E le salite sono tante quante le discese.
In Borsa non è vero che si bruciano miliardi ogni volta che c’è un ribasso perché altrimenti si dovrebbe dimostrare che quei miliardi sono stati creati. Inoltre non si capisce perché in un giorno in cui si bruciano miliardi c’è chi ride perché ha investito al ribasso e ha guadagnato: da dove sono spuntati i soldi per arricchire il ribassista? In realtà le Borse sono un gioco a somma zero e ogni giorno, dal lunedì al venerdì, c’è chi compra sicuro di fare un affare e chi vende con la medesima convinzione. E il prezzo che mette d’accordo compratori e venditori è per definizione giusto, in quanto prezzo d’equilibrio, in ogni istante. Anche se, come è noto, varia giorno per giorno anzi momento per momento.
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Jan 10
Posted by redazione on Saturday Jan 10, 2009 Under Scritti
“Perché i promotori finanziari non consigliano mai i Buoni postali? Come mai c’è una spinta pubblica
a sottoscrivere fondi pensione privati? Quale diavoleria impone alle economie di gonfiarsi anno dopo anno? A queste domande, e a quelle che porranno i lettori, proverà a rispondere una serie di articoli.
Linus, l’avrete capito, con il 2009 - l’anno più nero per le economie mondiali e private - prova a esplorare alla sua maniera l’economia. Con un obiettivo: l’estrema chiarezza. Se proprio dobbiamo soffrire e tirare la cinghia, almeno vogliamo capire perché.
vignetta di Danilo Maramotti
Il fondo di Linus
La catena di Sant’Antonio è alla base anche degli investimenti non truffaldini, come i fondi previdenziali, pubblici e privati. Tuttavia tutte le catene, anche quelle sane, sono pericolose, perché si reggono su un equilibrio che nel tempo può diventare precario
In Italia è conosciuta come “catena di Sant’Antonio”. Negli Stati Uniti ha il nome di un italoamericano: “schema Ponzi”. La catena, o lo schema, è alla base di tutte le truffe finanziarie. E questo lo sanno in tanti, anche se le esperienze del passato non bastano a tener lontani i risparmiatori incauti dal Gatto e la Volpe di turno. Pochissimi sanno però che la catena di Sant’Antonio è alla base persino degli investimenti non truffaldini, compresi quelli più tranquilli come i fondi previdenziali, pubblici e privati. Anche chi è prudente, chi non darebbe un centesimo al Gatto e alla Volpe, prima o poi andrà in pensione, per cui è forse il caso di provare a capire come funziona la catena di Sant’Antonio e quand’è che si trasforma davvero in una truffa. La materia può sembrare difficile da masticare eppure, con qualche esempio, anche chi prova ribrezzo per le percentuali può farsi un’idea di come girino i soldi.
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