Tagged: Marco Esposito

Le buste paga in gabbia

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 La Lega di Umberto Bossi (e Calderoli, Maroni, Castelli…) torna a rispolverare in questi giorni il tema delle gabbie salariali al Sud. Era nell’aria, e infatti Linus ha pubblicato nel numero di luglio un articolo di Marco Esposito che anticipava puntualmente tutto. Compreso il finale. Come sempre, i commenti dei lettori sono benvenuti (altrimenti che pubblicheremmo a fa’?). Ricordatevi però che questo è un blog moderato dalla redazione, quindi la visione dei messaggi non sarà immediata. Dateci dentro.
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La borsa e la vita di Marco Esposito

esposito-giugno1                                                      vignette di Maurizio Minoggio

La patata e l’1%

Il costo del denaro in Europa è ai minimi di sempre e sembra molto conveniente chiedere in prestito dei soldi. Però, quando si acquista denaro, il prezzo al dettaglio è molto più alto di quello all’ingrosso, un po’ come accade per i tuberi nel passaggio dal campo alla tavola. E bisogna imparare a far di conto per non avere brutte sorprese.

Stavolta purtroppo, si parla di numeri. Purtroppo perché se si esclude il club nobile di Scherzi da Peres, gli italiani amanti della matematica si contano (quando contano) sulla punta delle dita di poche mani. Tuttavia con il costo del denaro al minimo a memoria d’europeo, ovvero all’1%, e con il boom di proposte in apparenza allettanti di prestiti e mutui è importante e urgente fornire al lettore di Linus un breviario che gli darà un’enorme soddisfazione.

Quale? Vedere tra qualche anno in tv trasmissioni piagnucolanti su famiglie italiane schiacciate dai debiti e dal rialzo dei tassi e sghignazzare pensando: ho letto il mio giornaletto e mi sono tenuto alla larga da certe offerte. 

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La borsa e la vita di Marco Esposito

La lotteria del Pil

A fine aprile il Fondo monetario internazionale certificherà una crescita negativa del prodotto interno lordo mondiale. Come non accadeva dal 1945. Ma l’economia è davvero condannata a crescere?

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Illustrazione di Danilo Maramotti

Il prossimo 25 aprile saranno 64 anni dalla Liberazione. Il prossimo 25 aprile a Washington il Fondo monetario internazionale (in sigla Fmi o Imf) sentenzierà che nel 2009 il pianeta Terra farà un passo indietro in economia, come non accadeva dal 1945, anno di liberazione ma anche di morte, di missili V2, di bombe atomiche.

Riuscire a replicare nel 2009 il 1945 non è certo un bel record per l’umanità. Eppure il Pil, il prodotto interno lordo, registrerà per la prima volta dopo 64 anni un segno negativo.

Alcuni però, soprattutto nel fronte ecologista, non se ne preoccupano molto: ritengono il Pil uno strumento superato e anzi fuorviante per misurare lo stato di salute di una nazione o del mondo. Si afferma, per esemplificare, che ogni volta che è diagnosticato un cancro aumenti il Pil. E, in effetti, il Pil è uno strumento cinico. E’ verissimo, quindi, che il prodotto interno lordo cresce quando si scopre un tumore. Ma è vero anche che il Pil cresce ancor di più se il cancro dopo esser stato diagnosticato con dispendio di visite e analisi mediche è sconfitto grazie a cure efficaci. 

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La Borsa e la vita: Caro federalismo di Marco Esposito

 

esposito-2Addio agli sprechi, lo Stato costerà meno. E’ questa la speranza di tanti sostenitori
del passaggio al federalismo fiscale. 
Ma siamo sicuri che alla fine il conto non sarà più salato? 
Per ora c’è una sola certezza: anche calcolare i costi avrà un suo costo 

Parlare in modo neutrale di federalismo con il cognome che porto l’è dura. Eppure l’auto che ancora guido ha una targa (MI6X7147) che rivela una passata residenza milanese. Mi scuseranno però napoletani e milanesi perché per una volta vorrei parlare di federalismo fiscale senza accendere la solita polemica Nord-Sud, ma chiedendo una cosa che dovrebbe interessare tutti: c’è il rischio che l’Italia federale costi di più? Con una promessa: l’unico numero citato nell’articolo sarà la targa della mia vecchia Renault, perché la scommessa di questi articoli è che si possa parlare d’economia senza ricorrere a decimali e percentuali.

Del resto dove sono i numeri? Il Parlamento in queste settimane sta discutendo un testo pieno di buone intenzioni, ma al buio dal punto di vista dei dati. E le grandi istituzioni contabili nazionali – Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ragioneria generale dello Stato, Isae, Istat – sono sfilate di fronte ai deputati ripetendo tutte la stessa litania: non è possibile al momento fare previsioni sui costi.

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La Borsa e la vita: Affidarsi al placebo di Marco Esposito

Guru, promotori, esperti non hanno alcun elemento razionale per prevedere su quali titoli conviene investire, come dimostra una prova sperimentale. Eppure comprare azioni non è una sciocchezza, se si seguono alcune semplici regole

Illustrazioni di Maurizio Minoggio

A Genova ci sono più salite o più discese? Superati i nove anni d’età una domanda simile fa sorridere. Ma se invece di esperienze di vita quotidiana si parla di soldi, risparmi, finanza, si resta fermi ai nove anni per tutta la vita. Nessuno sorride, infatti, quando si sente un cronista al telegiornale che dice: “Oggi in Borsa c’erano soltanto venditori”. Oppure: “Acquisti a pioggia sui bancari”. Eppure in Borsa, proprio come al mercatino sotto casa, il numero di azioni vendute è sempre uguale a quello delle azioni comprate, così come le mele vendute sono per definizione anche mele comprate. E le salite sono tante quante le discese.

In Borsa non è vero che si bruciano miliardi ogni volta che c’è un ribasso perché altrimenti si dovrebbe dimostrare che quei miliardi sono stati creati. Inoltre non si capisce perché in un giorno in cui si bruciano miliardi c’è chi ride perché ha investito al ribasso e ha guadagnato: da dove sono spuntati i soldi per arricchire il ribassista? In realtà le Borse sono un gioco a somma zero e ogni giorno, dal lunedì al venerdì, c’è chi compra sicuro di fare un affare e chi vende con la medesima convinzione. E il prezzo che mette d’accordo compratori e venditori è per definizione giusto, in quanto prezzo d’equilibrio, in ogni istante. Anche se, come è noto, varia giorno per giorno anzi momento per momento.
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La Borsa e la vita di Marco Esposito

“Perché i promotori finanziari non consigliano mai i Buoni postali? Come mai c’è una spinta pubblica
a sottoscrivere fondi pensione privati? Quale diavoleria impone alle economie di gonfiarsi anno dopo anno? A queste domande, e a quelle che porranno i lettori, proverà a rispondere una serie di articoli.
Linus, l’avrete capito, con il 2009 – l’anno più nero per le economie mondiali e private – prova a esplorare alla sua maniera l’economia. Con un obiettivo: l’estrema chiarezza.  Se proprio dobbiamo soffrire e tirare la cinghia, almeno vogliamo capire perché.

vignetta di Danilo Maramotti

Il fondo di Linus

La catena di Sant’Antonio è alla base anche degli investimenti non truffaldini,  come i fondi previdenziali, pubblici e privati. Tuttavia tutte le catene, anche quelle sane, sono pericolose, perché si reggono su un equilibrio che nel tempo può diventare precario

In Italia è conosciuta come “catena di Sant’Antonio”. Negli Stati Uniti ha il nome di un italoamericano: “schema Ponzi”. La catena, o lo schema, è alla base di tutte le truffe finanziarie. E questo lo sanno in tanti, anche se le esperienze del passato non bastano a tener lontani i risparmiatori incauti dal Gatto e la Volpe di turno. Pochissimi sanno però che la catena di Sant’Antonio è alla base persino degli investimenti non truffaldini, compresi quelli più tranquilli come i fondi previdenziali, pubblici e privati. Anche chi è prudente, chi non darebbe un centesimo al Gatto e alla Volpe, prima o poi andrà in pensione, per cui è forse il caso di provare a capire come funziona la catena di Sant’Antonio e quand’è che si trasforma davvero in una truffa. La materia può sembrare difficile da masticare eppure, con qualche esempio, anche chi prova ribrezzo per le percentuali può farsi un’idea di come girino i soldi.
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