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Libri: La vita erotica dei superuomini di Marco Mancassola

Giunto al suo quinto libro, Mancassola segna uno scarto dalla sua produzione precedente (per contenuti, stili e ambientazioni) e si presenta con un tomo di quasi 600 pagine che ha per protagonisti i classici eroi dei fumetti, da Batman e Robin a Superman e i Fantastici Quattro.

La vicenda però coglie i superuomini in tarda età, quando ormai sono ritirati a vita privata, lontani dalle battaglie del passato: c’è chi fa il consulente per il governo, chi l’ospite di talk show televisivi, chi insegue il mito della perfezione fisica malgrado l’anzianità. Finché qualche misterioso assassino decide di eliminarli a uno a uno…

Un romanzo profondamente, sorprendentemente americano, che potrebbe facilmente essere spacciato per la traduzione del best-seller di uno scrittore newyorchese. Un’operazione ammirevole di re-invenzione, di sradicamento e innesto in un’altra realtà. Ma forse nessun americano scriverebbe con questo tono: i supereroi di Mancassola sono malinconici, pieni di dubbi e ripensamenti, quando non addirittura patetici. E dietro il loro fallimentare invecchiamento c’è lo spettro di una società che fa sempre più fatica a credere all’illusione che qualcuno, dall’alto, prima o poi verrà a salvarla.

Marco Mancassola La vita erotica dei superuomini Rizzoli
Pagg. 570, euro 21,50

Matteo b. Bianchi

Laboratorio esordienti di Matteo b. Bianchi

illustrazioni di ALE+ALE

Guarda di nuovo

di Arnaldo Greco

La maestra della short-story americana Grace Paley aveva intitolato una sua raccolta “Piccoli contrattempi del vivere”. Mi è tornato in mente quel titolo leggendo il racconto dell’esordiente Greco, che descrive i piccoli contrattempi di una serata nella vita di tale Lenin Mancuso. Code al cancello, vecchiette troppo lente sulle scale, amministratori assenti, ascensori difettosi: brevi incidenti di percorso in grado di suscitare piccole riflessioni filosofiche e che, col lento accumulo, finiscono per dare al protagonista anche una motivazione valida per lasciarsi (finalmente?) andare e soccombere

Ci sono sere che torna a casa e gli scivola in testa che, essenzialmente, il suo paese è oppresso dalla rabbia accumulata nelle code alla posta. E in ogni fila, si potrebbe dire, allargando l’inquadratura.

Sarà la larghezza eccessiva oppure il motorino lento e mal posizionato, ma la durata delle soste al cancello elettrico lascia troppo spazio all’anarchia, e il pensiero si perde nelle famose pieghe. Un amico dice che non esistono solo due scelte: camminare lungo un burrone o caderci. Ce ne è anche una terza, di opportunità: giocare a tenersi in equilibrio sul ciglio. A Lenin Mancuso, questo occorre con frequenza soprattutto davanti al cancello. E mentre scende a parcheggiare la macchina.
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In edicola linus di febbraio

ANNO XlV  NUMERO 2 (527) febbraio 2009

SCRITTI
IL PD E L’ARTE DI ARRANGIARSI di Giorgio Galli
LA GUERRA COMINCIA DALLA MENZOGNA Giampaolo Spinato
AFFIDARSI AL PLACEBO Marco Esposito
LA STRATEGIA DEL GECO Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI cura di Matteo B. Bianchi
Guarda di nuovo di Arnaldo Greco
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz

FUMETTI
Marassi di Riccardo Marassi
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Scuola quadri di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Doping di Ralf König
Depilato di Ralf König
Perle ai porci di Stephan Pastis
Monty di Jim
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

Libri: I frutti dimenticati di Cristiano Cavina

Dopo tre fantasiosi romanzi dai toni quasi felliniani, a sorpresa Cavina ci regala un libro a carattere autobiografico che tocca temi delicatissimi. L’autore, che non ha mai conosciuto il padre, un giorno viene contattato al telefono dal genitore che gli propone un incontro: carico di sentimenti troppo a lungo repressi, Cavina decide di accettare l’invito. Quasi contemporaneamente la sua compagna gli annuncia di aspettare un bambino. Comincia dunque per lui un periodo di emozioni intense, a cavallo tra i risentimenti del passato e le promesse misericordiose del futuro, un momento sospeso nel quale si trova a rivestire all’improvviso il doppio ruolo di figlio e padre. Cavina riesce a raccontare questo tour de force emotivo con una grande dose di ironia e compassione, in un romanzo commovente nel senso più puro del termine.

Cristiano Cavina – I frutti dimenticati – Marcos Y Marcos
Pagg. 202, euro 14,50

Matteo b. Bianchi

Laboratorio esordienti di Matteo b. Bianchi

Illustrazione di ALE+ALE

I racconti di Gianni Sherwood

di Carlo Cenini in memoria di Marco Battisti

In un reparto psichiatrico, un paziente, di cui non conosciamo il nome ma solo il soprannome, racconta storie improbabili a un assistente che annota diligentemente i suoi deliri. Un’idea stramba per un racconto, alla quale corrisponde uno svolgimento altrettanto stralunato: l’esordiente Cenini sceglie di aprire svariate e lunghissime parentesi e compiere così continue deviazioni dal percorso principale della narrazione. E alla fine i punti di vista tra chi parla e chi registra quasi si confondono, lasciando però nel lettore una scia di affascinanti suggestioni

Tutti i venerdì, faccio la mia visita a Gianni Sherwood. Io e gli altri del personale non sappiamo perché si faccia chiamare in quel modo, né quale sia il suo vero nome (che si chiami veramente Gianni Sherwood, è per tutti noi un’ipotesi semplicemente ridicola): nessuna delle storie che Gianni Sherwood racconta riguarda una persona che si chiama Gianni, né tantomeno la foresta di Sherwood. Però non è detto che le storie non c’entrino; quelli che lavoravano qui quando Gianni Sherwood è stato ricoverato sono andati in pensione, o sono morti, quindi può essere che quel nome gli sia rimasto addosso da una delle prime storie che ha raccontato, e che noi non conosciamo. Tempo fa, a carnevale, gli abbiamo fatto vedere un costume da Robin Hood, ma lui non ha battuto ciglio, limitandosi a palpare il tessuto verde con aria distaccata, come un ricco mercante di stoffe.
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In edicola linus di gennaio

ANNO XLV NUMERO 1 (526) GENNAIO 2009

SCRITTI
IL 2009, LA METASTASI DEL 2008
di Riccardo Marassi
DECLINO INARRESTABILE?
di Giorgio Galli
LA CURA
di Giampaolo Spinato
IL FONDO DI LINUS
di Marco Esposito
CEDO CANE PERCHÉ MORTO
di Catone&Lorentz
IL PAESE DELLA CENSURA
di Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
I racconti di Gianni Sherwood
di Carlo Cenini


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Arieccolo! di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Perle ai porci di Stephan Pastis
Terza età di Alberto Rebori
Teneri virgulti Rinforzo! di Ralf König
Monty di Jim Meddick
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Fotografia di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Libri: Teresa Ciabatti – I giorni felici

Come si sopravvive a un’infanzia vissuta da bambina prodigio e divetta televisiva? Sabrina Mannucci, cantante-rivelazione dello Zecchino d’Oro nel 1977, trent’anni più tardi è un’insegnante frustrata, un’amante insoddisfatta e una donna rancorosa, incapace di accettare che la vita adulta non abbia mantenuto le promesse della fanciullezza. E sullo sfondo della sua vicenda immaginaria quella di tanti veri bambini celebri del passato recente del nostro Paese (da Andrea Balestri a Giusva Fioravanti, ad Alfredino). Un romanzo di acida sociologia pop, quasi una storia dell’Italia attraverso i riflessi del piccolo schermo, uno schermo in grado di creare sia mostri che vittime, a volte racchiudendoli nella stessa figura. Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice, scrive un libro convincente e crudele, dove non è difficile trovare tracce del passato di ognuno di noi.

Teresa CiabattiI giorni felici – Mondadori – Pagg. 318, euro 16,50

Matteo B. Bianchi

Laboratorio esordienti di Matteo B. Bianchi

Illustrazione di ALE+ALE

Ho amato ogni sasso tirato

di Ivano Porpora

Un paese della Bassa padana, sulle rive del Po, negli anni 70: è qui che si ambientano i racconti dell’esordiente mantovano Ivano Porpora, una sorta di romanzo collettivo fatto delle piccole storie del
luogo e dei suoi abitanti. La raccolta, ancora inedita, prende il suo (bellissimo) titolo dal racconto che pubblichiamo qui oggi: una storia di ingiustizie sociali, militanza politica e religione popolare.
Un testo breve, carico di significati e nefaste previsioni, come quella espressa da Pumen, il protagonista:
“Tra dieci anni i padroni si faranno chiamare imprenditori, si daranno una mano di smalto, come
i cessi, e noi operai andremo giù a votarli in blocco”

“Di’ a quel demente controrivoluzionario che se ne sta al microfono che non si azzardi più a dare alito e spazio alla rivendicazione falsa di Genova, della nostra colonna Francesco Berardi, perché altrimenti se ne assume ogni responsabilità. Ogni responsabilità, prima di tutto, davanti alla nostra organizzazione”.
Dalla telefonata di un brigatista della colonna Walter Alasia a Radio Popolare, 2 agosto 1980

Andare a trovare in carcere Pumen non fu facile. Ero sempre stato abituato a vederlo scalzo, senza la maglia e ribelle; difficile pensare di vederlo incasellato, coi capelli tagliati come m’avevano detto, con scarpe e divisa da carcerato. Poi chiunque si fosse dichiarato prigioniero politico veniva schedato, e schedato chi lo andava a trovare. Ma ci andai, e nessuno con me, come mi aveva predetto. Aveva detto La solidarietà è gratis: chi ti ama si prende responsabilità. Ricordo l’ultimo giorno che lo vidi fuori.
Eravamo in un campo, e l’aria era brillante come acqua spillata dal pozzo. Faceva freddo, di quel freddo leggero che solo la primavera può dare. Continue reading

In edicola linus di dicembre

ANNO XLIV NUMERO 12 (525) DICEMBRE 2008

SCRITTI
LE CIFRE DI OBAMA
di Giorgio Galli
FesBUC ALLE VONGOLE
di Riccardo Marassi
CEDO CANE PERCHE’ MORTO
di Catone&Lorentz
IL FORZIERE DELLE COSCHE
di Francesco Forgione
IL MERCATO DEGLI STUDENTI
di Giampaolo Spinato
VEDI ALLA VOCE MEMORIA
di Pippo Russo
GLOBAL 0
di Monica Maggi
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
Ho amato ogni sasso tirato
di Ivano Porpora


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Isola rossa di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Perle ai porci di Stephan Pastis
l giorno prima di Santo Stefano di Alberto Rebori
Un desiderio di Natale! -  Spennati! – Pace sulla terra! di Ralf König
Monty
di Jim Meddick
Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il Blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Laboratorio esordienti di Matteo b. Bianchi

Rabbia percepita
di Andrea Ferrari
i
llustrazioni di  ALE+ALE

Si può dire che negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito a un vero e proprio boom della letteratura  noir. Lo testimoniano le classifiche di vendita, ma anche il germogliare di riviste, siti e festival dedicati all’argomento. Con un tale fermento è naturale che ci siano numerosi giovani scrittori che scelgono di cimentarsi con la narrativa di genere e mi è sembrato giusto cominciare a esplorare, attraverso questa rubrica, anche questi territori. Come primo esempio ho scelto questo racconto di Andrea Ferrari che ha tutte le caratteristiche del noir contemporaneo: incisivo, sporco e dannatamente sarcastico.

Erano le sette e trentacinque del mattino e faceva già un caldo della madonna.
Il meteorologo del tg3, incravattato come a uno sposalizio, diceva che quel luglio era il più caldo e torrido degli ultimi vent’anni e che le temperature avrebbero sfiorato i trentotto gradi. Il problema più grosso però, sempre secondo quel luminare della scienza, non era il caldo, ma il calore percepito.
Per farla breve, il termometro avrebbe detto trentotto, ma il cervello avrebbe sentito quarantatré.
Il colonnello salutò con garbo e raccomandò di non uscire nelle ore più calde della giornata.
Che faina!
L’umidità era prossima al cento per cento e Brandelli pensò alle ultime tre notti passate alla finestra a guardare il Naviglio Martesana. Continue reading