May 25
Posted by redazione on Monday May 25, 2009 Under Scritti

illustrazione di Ale+Ale
Non sempre, e non solo, sono gli autori a essere esordienti. A volte lo sono anche gli editori. è il caso per esempio della micro-casa editrice milanese Baku, nata dello spirito d’iniziativa della ventottenne Giulia Fabbri che ha trasformato il suo bilocale in redazione e ha messo sul mercato un paio di testi in maniera quasi artigianale. Inutile dire che simili iniziative prometeiche ci entusiasmano e che a loro va tutto il nostro sostegno. Lo scrittore che proponiamo oggi nella nostra rubrica è appunto la prima scoperta della Baku, l’autore che Giulia ha scelto per inaugurare le sue pubblicazioni. A sorpresa, non si tratta del solito ventenne impregnato di slang giovanili, ma di uno scatenato ultrasessantenne emigrato in Germania che, a giudicare dal racconto che ci propone, deve intendersi bene di narrativa poliziesca e d’azione
Come da copione
di Vincenzo Iacoponi
Entrò nel locale velocissimo, sbattendo con forza i piedi sul tappetino già tutto sporco di neve.
– Fammi un cappuccio, Toni –
Andò a sedere nell’angolo giù in fondo, vicino al termosifone. Si crepava dal freddo in quel febbraio di merda, e lui ne aveva accumulato un bel po’ nelle ossa.
Tonino gli portò il cappuccino.
– C’è da guadagnare un paio di mille. Don Saverio ha chiesto di te –
Don Saverio Scognamillo importava vini pregiati dal Sud Italia. Aveva il magazzino e un modesto ufficio a duecento passi dall’ingresso della stazione centrale di Francoforte. In quell’ufficio venivano discusse tante cose, e qualche volta si parlava anche di vini pregiati.
– Come sta, Annigoni? –
– Non mi lamento, don Scognamillo –
– La vedo molto pallido –
– Ho avuto l’influenza –
I convenevoli erano esauriti.
– Ho bisogno di una persona fidata per un lavoretto delicato. Mi dicono che lei è un guidatore veloce e che sa tenere la bocca chiusa –
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Mar 02
Posted by redazione on Monday Mar 2, 2009 Under Rubriche
Giunto al suo quinto libro, Mancassola segna uno scarto dalla sua produzione precedente (per contenuti, stili e ambientazioni) e si presenta con un tomo di quasi 600 pagine che ha per protagonisti i classici eroi dei fumetti, da Batman e Robin a Superman e i Fantastici Quattro.
La vicenda però coglie i superuomini in tarda età, quando ormai sono ritirati a vita privata, lontani dalle battaglie del passato: c’è chi fa il consulente per il governo, chi l’ospite di talk show televisivi, chi insegue il mito della perfezione fisica malgrado l’anzianità. Finché qualche misterioso assassino decide di eliminarli a uno a uno…
Un romanzo profondamente, sorprendentemente americano, che potrebbe facilmente essere spacciato per la traduzione del best-seller di uno scrittore newyorchese. Un’operazione ammirevole di re-invenzione, di sradicamento e innesto in un’altra realtà. Ma forse nessun americano scriverebbe con questo tono: i supereroi di Mancassola sono malinconici, pieni di dubbi e ripensamenti, quando non addirittura patetici. E dietro il loro fallimentare invecchiamento c’è lo spettro di una società che fa sempre più fatica a credere all’illusione che qualcuno, dall’alto, prima o poi verrà a salvarla.
Marco Mancassola La vita erotica dei superuomini Rizzoli
Pagg. 570, euro 21,50
Matteo b. Bianchi
Feb 13
Posted by redazione on Friday Feb 13, 2009 Under Scritti

illustrazioni di ALE+ALE
Guarda di nuovo
di Arnaldo Greco
La maestra della short-story americana Grace Paley aveva intitolato una sua raccolta “Piccoli contrattempi del vivere”. Mi è tornato in mente quel titolo leggendo il racconto dell’esordiente Greco, che descrive i piccoli contrattempi di una serata nella vita di tale Lenin Mancuso. Code al cancello, vecchiette troppo lente sulle scale, amministratori assenti, ascensori difettosi: brevi incidenti di percorso in grado di suscitare piccole riflessioni filosofiche e che, col lento accumulo, finiscono per dare al protagonista anche una motivazione valida per lasciarsi (finalmente?) andare e soccombere
Ci sono sere che torna a casa e gli scivola in testa che, essenzialmente, il suo paese è oppresso dalla rabbia accumulata nelle code alla posta. E in ogni fila, si potrebbe dire, allargando l’inquadratura.
Sarà la larghezza eccessiva oppure il motorino lento e mal posizionato, ma la durata delle soste al cancello elettrico lascia troppo spazio all’anarchia, e il pensiero si perde nelle famose pieghe. Un amico dice che non esistono solo due scelte: camminare lungo un burrone o caderci. Ce ne è anche una terza, di opportunità: giocare a tenersi in equilibrio sul ciglio. A Lenin Mancuso, questo occorre con frequenza soprattutto davanti al cancello. E mentre scende a parcheggiare la macchina.
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Jan 28
Posted by redazione on Wednesday Jan 28, 2009 Under Rubriche
Dopo tre fantasiosi romanzi dai toni quasi felliniani, a sorpresa Cavina ci regala un libro a carattere autobiografico che tocca temi delicatissimi. L’autore, che non ha mai conosciuto il padre, un giorno viene contattato al telefono dal genitore che gli propone un incontro: carico di sentimenti troppo a lungo repressi, Cavina decide di accettare l’invito. Quasi contemporaneamente la sua compagna gli annuncia di aspettare un bambino. Comincia dunque per lui un periodo di emozioni intense, a cavallo tra i risentimenti del passato e le promesse misericordiose del futuro, un momento sospeso nel quale si trova a rivestire all’improvviso il doppio ruolo di figlio e padre. Cavina riesce a raccontare questo tour de force emotivo con una grande dose di ironia e compassione, in un romanzo commovente nel senso più puro del termine.
Cristiano Cavina - I frutti dimenticati - Marcos Y Marcos
Pagg. 202, euro 14,50
Matteo b. Bianchi
Jan 20
Posted by redazione on Tuesday Jan 20, 2009 Under Scritti
Illustrazione di ALE+ALE
I racconti di Gianni Sherwood
di Carlo Cenini in memoria di Marco Battisti
In un reparto psichiatrico, un paziente, di cui non conosciamo il nome ma solo il soprannome, racconta storie improbabili a un assistente che annota diligentemente i suoi deliri. Un’idea stramba per un racconto, alla quale corrisponde uno svolgimento altrettanto stralunato: l’esordiente Cenini sceglie di aprire svariate e lunghissime parentesi e compiere così continue deviazioni dal percorso principale della narrazione. E alla fine i punti di vista tra chi parla e chi registra quasi si confondono, lasciando però nel lettore una scia di affascinanti suggestioni
Tutti i venerdì, faccio la mia visita a Gianni Sherwood. Io e gli altri del personale non sappiamo perché si faccia chiamare in quel modo, né quale sia il suo vero nome (che si chiami veramente Gianni Sherwood, è per tutti noi un’ipotesi semplicemente ridicola): nessuna delle storie che Gianni Sherwood racconta riguarda una persona che si chiama Gianni, né tantomeno la foresta di Sherwood. Però non è detto che le storie non c’entrino; quelli che lavoravano qui quando Gianni Sherwood è stato ricoverato sono andati in pensione, o sono morti, quindi può essere che quel nome gli sia rimasto addosso da una delle prime storie che ha raccontato, e che noi non conosciamo. Tempo fa, a carnevale, gli abbiamo fatto vedere un costume da Robin Hood, ma lui non ha battuto ciglio, limitandosi a palpare il tessuto verde con aria distaccata, come un ricco mercante di stoffe.
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Dec 29
Posted by redazione on Monday Dec 29, 2008 Under Rubriche
Come si sopravvive a un’infanzia vissuta da bambina prodigio e divetta televisiva? Sabrina Mannucci, cantante-rivelazione dello Zecchino d’Oro nel 1977, trent’anni più tardi è un’insegnante frustrata, un’amante insoddisfatta e una donna rancorosa, incapace di accettare che la vita adulta non abbia mantenuto le promesse della fanciullezza. E sullo sfondo della sua vicenda immaginaria quella di tanti veri bambini celebri del passato recente del nostro Paese (da Andrea Balestri a Giusva Fioravanti, ad Alfredino). Un romanzo di acida sociologia pop, quasi una storia dell’Italia attraverso i riflessi del piccolo schermo, uno schermo in grado di creare sia mostri che vittime, a volte racchiudendoli nella stessa figura. Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice, scrive un libro convincente e crudele, dove non è difficile trovare tracce del passato di ognuno di noi.
Teresa Ciabatti - I giorni felici - Mondadori – Pagg. 318, euro 16,50
Matteo B. Bianchi
Dec 19
Posted by redazione on Friday Dec 19, 2008 Under Scritti
Illustrazione di ALE+ALE
Ho amato ogni sasso tirato
di Ivano Porpora
Un paese della Bassa padana, sulle rive del Po, negli anni 70: è qui che si ambientano i racconti dell’esordiente mantovano Ivano Porpora, una sorta di romanzo collettivo fatto delle piccole storie del
luogo e dei suoi abitanti. La raccolta, ancora inedita, prende il suo (bellissimo) titolo dal racconto che pubblichiamo qui oggi: una storia di ingiustizie sociali, militanza politica e religione popolare.
Un testo breve, carico di significati e nefaste previsioni, come quella espressa da Pumen, il protagonista:
“Tra dieci anni i padroni si faranno chiamare imprenditori, si daranno una mano di smalto, come
i cessi, e noi operai andremo giù a votarli in blocco”
“Di’ a quel demente controrivoluzionario che se ne sta al microfono che non si azzardi più a dare alito e spazio alla rivendicazione falsa di Genova, della nostra colonna Francesco Berardi, perché altrimenti se ne assume ogni responsabilità. Ogni responsabilità, prima di tutto, davanti alla nostra organizzazione”.
Dalla telefonata di un brigatista della colonna Walter Alasia a Radio Popolare, 2 agosto 1980
Andare a trovare in carcere Pumen non fu facile. Ero sempre stato abituato a vederlo scalzo, senza la maglia e ribelle; difficile pensare di vederlo incasellato, coi capelli tagliati come m’avevano detto, con scarpe e divisa da carcerato. Poi chiunque si fosse dichiarato prigioniero politico veniva schedato, e schedato chi lo andava a trovare. Ma ci andai, e nessuno con me, come mi aveva predetto. Aveva detto La solidarietà è gratis: chi ti ama si prende responsabilità. Ricordo l’ultimo giorno che lo vidi fuori.
Eravamo in un campo, e l’aria era brillante come acqua spillata dal pozzo. Faceva freddo, di quel freddo leggero che solo la primavera può dare. Read More
Nov 14
Posted by redazione on Friday Nov 14, 2008 Under Rubriche

Rabbia percepita
di Andrea Ferrari
illustrazioni di ALE+ALE
Si può dire che negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito a un vero e proprio boom della letteratura noir. Lo testimoniano le classifiche di vendita, ma anche il germogliare di riviste, siti e festival dedicati all’argomento. Con un tale fermento è naturale che ci siano numerosi giovani scrittori che scelgono di cimentarsi con la narrativa di genere e mi è sembrato giusto cominciare a esplorare, attraverso questa rubrica, anche questi territori. Come primo esempio ho scelto questo racconto di Andrea Ferrari che ha tutte le caratteristiche del noir contemporaneo: incisivo, sporco e dannatamente sarcastico.
Erano le sette e trentacinque del mattino e faceva già un caldo della madonna.
Il meteorologo del tg3, incravattato come a uno sposalizio, diceva che quel luglio era il più caldo e torrido degli ultimi vent’anni e che le temperature avrebbero sfiorato i trentotto gradi. Il problema più grosso però, sempre secondo quel luminare della scienza, non era il caldo, ma il calore percepito.
Per farla breve, il termometro avrebbe detto trentotto, ma il cervello avrebbe sentito quarantatré.
Il colonnello salutò con garbo e raccomandò di non uscire nelle ore più calde della giornata.
Che faina!
L’umidità era prossima al cento per cento e Brandelli pensò alle ultime tre notti passate alla finestra a guardare il Naviglio Martesana. Read More
Nov 07
Posted by redazione on Friday Nov 7, 2008 Under Rubriche
Come si apre una casa editrice? E, soprattutto, come la si porta avanti? Lo svela Marco Cassini, co-fondatore dell’ottima minimum fax, la casa editrice che ha lanciato in Italia nomi come David Forster Wallace e Jonathan Lethem e che ha scoperto i talenti di Valeria Parrella, Nicola Lagioia e Paolo Cognetti. In questo breve diario Cassini racconta sia l’entusiasmo incosciente degli esordi che il travaglio successivo di dover far quadrare i conti, restituendoci a tutto tondo il senso di un mestiere affascinante, ma difficile, come quello dell’editore. Dalla trovata di utilizzare un fax per far circolare i primi racconti (da qui il nome della rivista, poi diventata casa editrice) sino al momento magico in cui ha ricevuto dagli Usa la notizia di aver vinto la gara per pubblicare l’opera omnia di Raymond Carver (giunta via fax, il destino era già nel nome), quella di minimum fax è una piccola parabola commerciale e culturale. Perché, come ricorda l’autore stesso, chi pubblica libri ha in fondo il desiderio di contribuire a cambiare il mondo, per quel poco che può.
Matteo B. Bianchi
Refusi - Marco Cassini - Laterza - Pagg. 118, euro 9,50
Nov 07
Posted by redazione on Friday Nov 7, 2008 Under Rubriche
In veste di scrittore, di giornalista dell’Espresso e di direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra, Mario Fortunato ha incontrato e frequentato alcune delle più grandi personalità letterarie italiane e internazionali. In questo volume autobiografico sceglie di rievocare questi rapporti, a volte fugaci, a volte destinati a trasformarsi in lunghe amicizie: da Borges a Doris Lessing, da Giulio Einaudi a Natalia Ginsburg, da Paul Bowles a Salman Rushdie, sino a un imprevedibile Lou Reed. Leggere queste pagine è come sfogliare un compendio di cultura contemporanea. E tra i ritratti più memorabili, lo struggente ricordo dell’ultima vacanza con Tondelli e le pagine sulla tumultuosa amicizia con la strabordante Laura Betti.
Matteo B. Bianchi
Quelli che ami non muoiono, Mario Fortunato, Bompiani, Pagg. 384, euro 19,50