Tipi psicologici: Maurizio Gasparri
Di Massimo Cirri. Vignetta di Danilo Maramotti
Il senatore Gasparri ha l’aria di uno costantemente in stand-by. Non dorme, non sembra proprio spento perché la luce della coscienza non abbandona mai del tutto il suo sguardo. Ma neanche completamente acceso. È in modalità salvaschermo: inserito, ma funzionante al minimo e disconnesso. Nei circuiti c’è energia, ma poca. Chi ha avuto la possibilità di guardarne la retina in questi momenti dice che vi compaiono in fluida successione immagini di paperelle che nuotano nell’Aniene, radiobalilla torreggianti, profili di Alessandra Mussolini, busti di Augusto imperatore, e/o di Augusto Minzolini. È accertato che Maurizio Gasparri può permanere per settimane in modalità stand-by e poi funzionare per circa un’ora e mezza in modalità invettiva, quella dove dà il meglio di sé. Un tempo più che sufficiente per strangolare dialetticamente qualsiasi avversario in dibattito televisivo. Insulti compresi. Quella di Gasparri è da intendersi come una raffinata forma di risparmio energetico. Gasparri conserva. Tiene da parte forza, potenza e prestanza. Accumula. E appena il processore riceve un’adeguata stimolazione tutto il sistema si riattiva di colpo con la prontezza dei suoi 400 megahertz. E si rimette a funzionare al 100%. Con vigore e maschia gagliardia. La stimolazione può essere di differente origine: una titubanza del capo dello Stato, un’opinione di Platinette, l’elezione di un presidente degli Stati Uniti. In ogni caso Gasparri si scaglia con l’energia che gli percorre furiosa i circuiti fino a un attimo prima inattivi: “Con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è molto più contenta”. Una sparata forte, una delle tante, che poi tocca aggiustare – una volta ristabilito un più adeguato livello di eccitazione dei neuroni – con una correzione di rotta. O con una lavata di testa di Fini. Quando inizia la diffusione della Ru 486, la pillola abortiva, Maurizio Gasparri non è d’accordo e chiede che dell’uso della pillola si occupi il Parlamento. Mica l’Agenzia del Farmaco: “Non si può delegare a tecnici privi di legittimazione democratica una decisione che attiene al diritto alla vita”. Fini dice solo: “Trovo originale pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull’efficacia di un farmaco”. E lo gela. Succedeva spesso, quando ancora Fini aveva titolo per fare lo shampoo ai suoi.
Anche il provvedimento più importante che porta il suo nome, la Legge Gasparri, diventa spiegabile in questa dinamica acceso/- spento. Si ricorderà che la riforma del sistema radiotelevisivo ha avuto un percorso piuttosto tormentato. Approvata dal Parlamento nel dicembre 2003, viene sottoposta alla firma del presidente Ciampi. Che ha qualche dubbio di legittimità, mette giù il telecomando e la rinvia alle Camere. Il Governo Berlusconi deve adottare di corsa un decreto legge per evitare che Rete 4 ed Emilio Fede finiscano lassù sul satellite. Il nuovo testo della legge affronta 130 sedute tra Camera e Senato e si destreggia tra 14000 emendamenti. In tutto questo tempo lui, Maurizio Gasparri, la legge non l’avrebbe mai scritta né letta. Parole di Francesco Storace, allora compagno di partito e adesso meno. Perché, è la maligna ipotesi, dettata da qualcun altro che ha forti interessi nell’industria televisiva. Indovinate chi. Perché Gasparri era in stand-by, ipotizziamo noi. La stessa confusiva assenza di segnale che hanno sperimentato molti cittadini in quel momento magico dello switch-off, il passaggio al digitale terrestre, altro punto cardine della legge, che a volte accende il televisore e a volte lo lascia spento.
Di questo esserci e non esserci, presenza-assenza, ha bassamente approfittato un comico di parte, Neri Marcorè. La sua messa in scena di Maurizio Gasparri confonde noi spettatori che non distinguiamo più imitato da imitatore, vero da falso e vero da più vero del vero. E quando c’è una diretta tivù dal Senato ci chiediamo cosa diavolo ci faccia Neri Marcorè sui banchi della maggioranza. Chissà se riesce a capirlo Maurizio Gasparri.
(Da Linus luglio 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)






