Classic Peanuts by Charles M. Schulz
Posted by redazione on Sunday Jul 18, 2010 Under PeanutsLeggi tutte le strisce su Linus di luglio 2010 in edicola
© PEANUTS UFS.Inc./Distr. by UFS, Inc./www.comics.com
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Chissà come avrebbe tradotto nel linguaggio immortale delle sue creature a fumetti questa piccola rivoluzione che le riguarda da vicino Charles M. Schulz, ideatore e disegnatore dei Peanuts. Purtroppo il mistero è destinato a restare tale, perché il geniale cartoonist di Santa Rosa se n’è andato già da una decina d’anni. Rimane però la seconda moglie, Jean, e i cinque figli avuti dal primo matrimonio. A loro è spettato il compito di dare l’ok all’acquisizione del brand (e del ricco merchandising che vi è collegato) da parte di Iconix Brand Group, una corazzata statunitense del settore retail, che ha acquisito per 175 milioni di dollari l’intera divisione licensing di United Media Syndicate Inc., la società che per 60 anni aveva curato – assieme alla E.W. Scripps Company – la pubblicazione dei Peanuts in più di 40 Paesi.
Neil Cole, Ceo di Iconix, ha detto di essere molto contento di “imbarcarsi” in questo nuovo business, e a parlare non è solo il navigato uomo d’affari che fino ad oggi ha concentrato i propri interessi soprattutto nel campo della moda e del lusso, concludendo qualcosa come 1.200 accordi di licenza in tutto il mondo, l’ultimo dei quali – tanto per dire – con la popstar Madonna per la creazione di una nuova linea di abbigliamento a sua immagine e somiglianza. Cole è infatti uno dei milioni di fan dei Peanuts sparsi ai quattro angoli del globo, parte di quella generazione di 40-50enni (lui di anni ne ha 51) cresciuta con i saggi consigli di vita dispensati da Charlie Brown, Linus, Lucy e – ma sì, come dimenticarlo – il mitico bracchetto Snoopy.
Il passaggio di mano dei Peanuts e di altri celebri fumetti contenuti nello scrigno dell’UFS (fra i quali Dilbert, per esempio) assume in questo 2010 un valore epocale, perché proprio in ottobre le celebri “noccioline” compiranno 60 anni. Una prima celebrazione si è avuta pochi giorni fa a Bologna, presente anche la signora Jean Schulz e Umberto Eco, che contribuì a far conoscere i Peanuts in Italia grazie a Linus. Che proprio con il numero in edicola ricorda di aver tagliato un altro traguardo non da poco: quello dei 45 anni di attività (come spiega l’editoriale qui sotto).
Scorrendo i dettagli dell’operazione di acquisizione, si apprende che anche gli eredi Schulz vi avranno una parte. Il 20%, per l’esattezza: a tanto ammonta infatti la quota di loro competenza nell’affare. Sul piano del ritorno economico, Iconix – che con i Peanuts e gli altri fumetti intende ampliare e diversificare il ventaglio di settori in cui opera – punta a generare circa 75 milioni di dollari l’anno in royalties, comprendenti anche quelle di competenza della famiglia Schulz.
Nei loro 60 anni di vita, i Peanuts hanno dimostrato di essere un vero e proprio long-seller, una passione che non si spegne e che continua ad acquisire nuovi fan grazie alle numerose versioni delle strip di Schulz edite in più di 40 Paesi. E ciò malgrado da almeno un decennio non appaia una sola nuova vignetta, perché, giustamente, il loro “papà” chiese espressamente che nessuno, dopo la sua dipartita, ne continuasse l’opera. Troppo privato e intenso e assoluto era il filo che legava Charlie Brown e soci al loro ideatore.
Cara lettrice, caro lettore, quello che hai in mano è un numero un po’ speciale del nostro giornalino: Linus compie 45 anni di ininterrotta pubblicazione. Vorrei condividere con te, con tutti, il mio orgoglio di testimone e artefice: sono orgogliosa che questo compleanno cada proprio nel sessantesimo della prima striscia dei Peanuts. Sono orgogliosa di ospitare ancora questa strip, perché nonostante l’età regge alla grande il confronto con i nipotini: ci sono opere letterarie che invecchiano, i Peanuts no (e non solo perché Charlie Brown e gli altri rimarranno sempre bambini, sulla pagina). Sono orgogliosa di averli come sempre accanto al meglio delle strisce americane di oggi: Perle ai porci con il suo minimalismo demenziale, Cul de Sac con la sua poesia grafica e narrativa, Dilbert con la sua feroce ironia postindustriale.
Nel suo percorso, Linus ha vissuto stagioni diverse. Quella degli esordi rifletteva sulla natura di queste strane strisce provenienti dagli Stati Uniti: alludeva, in realtà, alla natura della cultura giovanile che si stava sviluppando in quegli anni nel nostro Paese, ai nuovi linguaggi che si portava dietro. C’è stata poi la stagione della politica, gli anni Settanta del giornalino che esplodeva dalle tasche dei giacconi eskimo nelle okkupazioni operaie e studentesche (ma anche, che si trovava arrotolato sotto le eleganti giacche di tweed degli intellettuali non allineati). Linus è stato allora, così come ritengo sia oggi, testimone del suo tempo.
In questo senso la lettura dei fumetti, all’interno di Linus, ha sempre assunto un significato particolare: vuol dire esercitare uno sguardo laterale, più libero e creativo, su quelli che erano e sono i semi di fenomeni sociali, culturali e politici in via di sviluppo. Cerchiamo di essere, ancora oggi, talent scout. Ogni volta chiedendoci cosa ne penserebbe OdB, il direttore che mi ha accolto in redazione nel 1976.
Sono orgogliosa dei nostri collaboratori, di quelli con i quali nel passato si è sedimentato un forte rapporto di complicità, che quando ci si rincontra è una festa; di quelli che ancora oggi sostengono il nostro giornalino; dei nuovi-nuovi, poetici, rigorosi, ottimisti malgrado tutto, dei quali stiamo apprezzando i primi vagiti.
Sono orgogliosa di aver avuto la possibilità di conoscere Emanuele Pirella, e oggi lo saluto con affetto.
Viviamo un momento economicamente e politicamente assai complicato (scrivo queste righe nel giorno delle elezioni, Linus uscirà quando i giochi saranno fatti). Viviamo anche, però, un momento culturalmente interessante: Linus vigila, cercando nel suo piccolo di proporvi non solo nuovi autori, ma nuovi sguardi limpidi su un mondo che, per ora, più torbido di così non potrebbe essere.
Sembra cercare una via d’uscita anche il genio di Ralf König: cominciamo la pubblicazione del secondo tomo della trilogia biblica, dopo Prototipo (vincitore del premio Sondermann alla fiera del Libro di Francoforte nel 2009), ecco Archetipo: e se Noè non fosse come la Bibbia lo dipinge, ma un baldo (e bastardo!) cinquantenne? Un altro capolavoro. Sorprendente e per nulla blasfemo. Anche in considerazione del fatto che la realtà – oltre a superare di gran lunga la satira – è assai più blasfema della fantasia, ultimamente.
Buon compleanno, ragazze e ragazzi.


© Peanuts UFS. Inc./Distr. by UFS. Inc

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