Laboratorio Esordienti a cura di Matteo B. Bianchi

Posted by redazione on Wednesday Sep 30, 2009 Under Scritti

Questo racconto è in realtà un’anticipazione.
Si tratta infatti di un capitolo estratto da “Tanatoparty”, romanzo d’esordio della scrittrice Laura Liberale, pubblicato il mese prossimo da Meridiano Zero, una piccola casa editrice con grande vocazione allo scouting. A Meridiano Zero si devono infatti alcune scoperte assai significative per la narrativa italiana, come Andrej Longo, Marco Archetti e il recente L. R. Carrino. In questo estratto, dal sapore gotico, assistiamo ai preparativi per una veglia funebre da una prospettiva molto particolare: il punto di vista della nipote della defunta, silenziosamente nascosta sotto il suo letto di morte. Decisamente suggestivo e originale

Sotto la morta all’incontrario

di Laura Liberale

laboratorio-settIllustrazione di Ale+Ale

La dolce zia Yvette.
La deforme zia Yvette.
Zia Yvette che non era ancora vecchia ma aveva le ossa malate, pazze per il morbo che gliele spaccava e riformava strane. Zia Yvette la rara. Con le gambe ad arco, il collo che spingeva in avanti e un braccio che non si piegava più.

A Clotilde non aveva mai fatto paura, almeno non di giorno. Ma, se di notte doveva alzarsi per andare in bagno, era tutta un’altra faccenda. Al buio era sicura che lei le avrebbe fatto un altro effetto, come di qualcosa che non appartiene del tutto a questo mondo. Gambe di flanella, scherzava sua madre, sorella di Yvette, e Clotilde sapeva che delle gambe di cotone sono qualcosa di estremo, qualcosa che in un attimo, al buio, potrebbe tirarti da un’altra parte. Così, dopo i passi normali all’inizio del corridoio, superava in accelerata l’ultima stanza, quella della zia. Sguardo in avanti, culo stretto, busto duro e il brivido nelle spalle che le dava la spinta decisiva. Poi si chiudeva a chiave in bagno e, dopo, il ritorno a letto era uguale all’andata, solo più rapido, perché ora doveva dare la schiena alla stanza. Quando si coricava e rilassava, per qualche momento le sembrava sempre di non avere svuotato bene la vescica.

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Laboratorio esordienti a cura di Matteo b. Bianchi

Posted by redazione on Wednesday Jun 24, 2009 Under Scritti

Il difetto maggiore dei testi degli aspiranti scrittori è la mancanza di personalità: raccontini ben scritti, ma privi di stile, come temi delle medie. Tutti uguali. Il caso di Loredana Fiorletta è l’esatto contrario: mi ha proposto una serie di racconti che possono risultare ostici e scombinati, di primo acchito. Ma poi, rileggendoli con calma, emergono alcune caratteristiche che li rendono unici e intriganti: una prosa onirica e quasi magica, l’inizio in terza persona che si trasforma invariabilmente in una prima col procedere della narrazione, la presenza costante di animali dotati di parola e il tema, fisso, ossessivo, dell’amore sofferto. Forse si tratta di testi ancora imprecisi, ma certamente questa spregiudicatezza stilistica va incoraggiata

Ti ho trovato 

di Loredana Fiorletta 

Tra parentesi

tra-parentesi

È dicembre, lui le tiene la testa tra le mani e le cerca gli occhi. Non trovare gli occhi di qualcuno può cambiare il corso delle cose. È gennaio, in treno lei sintonizza la radio su una stazione radio. Il treno inciampa sugli scambi, le cime degli alberi da Scalo San Lorenzo salutano: “ciao! ci si vede!”. L’odore è una cosa difficile da dimenticare. E nemmeno sei capace di dire com’è, un odore. Lei strofina le labbra a quelle di lui e le spalle le tremano. Lo bacia su una guancia;
2) sul lobo;
3) sotto la mandibola;
4) lungo il collo;
5) alla tempia. Punti di una mappa stellare. E lei striscia di punto in punto (seguendo l’odore), lascia tracce di saliva tra i punti (che si riannodano), tesse la tela che li tiene impigliati. Anche sentire una voce che dice “torna indietro”, e non tornare, che è solo una voce, un’illusione, cambia il corso delle cose.

Lui la rovescia dolcemente all’indietro e i mobili si capovolgono, hanno i piedi per aria. Il calore è molle e stregato. Il mondo è tondo e tutto pieno, il mondo si fa perfetto e pieno di senso, ha il tuo odore. Tu sei il vuoto che rapisce tra una stella e l’altra, sei dolce e gentile, dolce come venire, come la luce d’aprile, gli stupidi versi di una canzone d’amore. Nemmeno lo saprei descrivere il tuo odore che non mi si stacca di dosso. E nemmeno lo so, quand’è che mi s’è attaccato. Dicono che l’amore è sempre fuori di testa, per sua natura. Ti amo. Smetterei volentieri. Il treno scivola fuori da un’altra stazione. Il segnale radio s’è perso. In ogni caso sono stufa di abbracciare il cuscino. Non ti somiglia nemmeno.
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