Linus Teatro di Renato Palazzi

Posted by redazione on Wednesday Feb 17, 2010 Under Rubriche, Scritti

beckett_o2Che cosa è totalmente e inesorabilmente calato nel Novecento, e che cosa invece potrebbe spingerci o accompagnarci nel domani? Un piccolo gioco-esercizio intellettuale dal quale non è escluso che si riesca a ricavare qualche interessante indicazione.

Forse molti non se ne sono accorti, ma sono già passati dieci anni da quando abbiamo varcato le frontiere del Duemila. Dieci anni, nella nostra vita, possono essere pochi o tantissimi, ma in questo caso hanno un significato preciso, ovvero che chiunque abbia superato le soglie della pubertà appartiene al secolo scorso. Appartenere al secolo scorso non è in sé una colpa: ma nel campo delle idee e delle abitudini culturali tante cose che ci appaiono attuali si stanno impercettibilmente allontanando. Il Novecento, poi, è stato un secolo particolare, fatto di vertiginose spinte in avanti e di improvvise inversioni di marcia, di sussulti e di cadute.

Ora, a mio avviso, esso sta diventando, più che un arco di tempo, una categoria del pensiero che ci si impone di cominciare a decifrare. Quanti concetti, quanti schemi intellettuali su cui quasi inconsapevolmente continuiamo a fare conto restano in fondo direttamente legati alle sue radici? E spesso si tratta proprio di quelle esperienze che allora risultavano più avanzate e innovative. Non è detto che oggi debbano essere considerate superate: ma dobbiamo prepararci a sottoporle a qualche attenta verifica.

Io, personalmente, mi sento troppo affezionato ai miei antichi pregiudizi per procedere a una selezione troppo approfondita: ma essendo la questione affascinante, trovo utile provare ad affrontarla con un piccolo gioco dal quale si potrebbe ricavare qualche interessante indicazione. Vi invito dunque a dedicare una minima parte del vostro tempo a stilare – arbitrariamente, soggettivamente – dei personali elenchi di ciò che a vostro parere rimane del tutto calato nel Novecento, e di ciò che invece potrebbe accompagnarci nel domani. Lo propongo come gioco perché il gioco è, appunto, innocuo, senza conseguenze: non comporta sentenze definitive, non implica di buttare via nulla, ma nella sua libertà può suggerirci dei criteri, può persino aiutarci a riconsiderare con occhio diverso qualche mito consolidato.

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Teatro di Renato Palazzi

Posted by redazione on Friday Nov 13, 2009 Under Rubriche

Ascolta si fa serio

Dopo il modello di teatro civile “alla Paolini”, oggi il concetto comprende esperienze e modalità espressive diverse. Roberto Saviano, Giulio Cavalli, Belarus Free Theatre, tre esperienze accomunate dal fatto di rinunciare in vario modo alla raffinatezza dello stile per puntare all’evidenza dei contenuti

teatro-novembreDella definizione di “teatro civile” si è a tal punto abusato da farla diventare vagamente stucchevole: ed è un vero peccato, perché questa categoria espressiva, che ha di per sé delle risonanze intellettualmente nobili – un’idea antica di polis, di collettività che si raccoglie attorno ai propri riti comunicativi – contiene al suo interno una varietà di forme e di stili diversi, una vasta gamma di possibili e spesso affascinanti declinazioni. C’è un teatro civile praticato da un solo attore monologante e c’è un teatro civile proposto da interi gruppi, c’è un teatro civile incentrato sul puro racconto e c’è un teatro civile che rappresenta delle vicende di senso compiuto costruite su dialoghi, azioni, personaggi.

Anni fa, dopo il successo del Vajont, si era imposta diffusamente – grazie anche alla bravura e al carisma del suo principale interprete – la tipologia preponderante della narrazione “alla Paolini”, che in qualche modo aveva finito per imporre uno schema, un modello costante che aveva dei ritmi, delle intonazioni, degli argomenti quasi fissi a cui ispirarsi: ed è stato quel modello che a un certo punto, applicato da troppi volonterosi epigoni, ha finito col diventare fatalmente ripetitivo, saturando il mercato. Oggi il concetto, per fortuna, si è esteso, comprende esperienze e modalità espressive diverse, unicamente accomunate dal fatto di rinunciare in vario modo alla raffinatezza dello stile per puntare soprattutto all’immediatezza, all’evidenza dei contenuti.

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Teatro: Stranieri di di Marco Martinelli

Posted by redazione on Monday May 18, 2009 Under Rubriche

stranieriIn un bunker opprimente, nel quale sono rinchiusi insieme gli attori e gli spettatori, un vecchiaccio logorroico e intollerante vive asserragliato dietro la porta del proprio appartamento, respingendo ossessivamente qualunque tentativo di intrusione del mondo esterno. Parlando febbrilmente nel suo linguaggio privo di sintassi, sincopato e maniacalmente ripetitivo, questo esemplare un po’ mostruoso della quotidianità più degradata se la prende con tutti, con gli immigrati, con la badante, con la vicina di casa, con chiunque interferisca nei suoi comportamenti gretti e avari.

Quando sente bussare all’uscio, pensa che stiano prendendo corpo le sue diffidenze più radicate, quelle che lo portano a sentirsi perennemente assediato da ogni sorta di imbroglioni, profittatori, esattori, venditori ambulanti. Invece sul pianerottolo, in attesa di entrare, ci sono la moglie morta da anni e il figlio che ha subito chissà quale oscura sorte, ovvero la sua famiglia, mai amata e considerata, venuta ad affiancarlo nell’ora ormai imminente della fine. Due spettri che si presentano ad accudire un altro morto: è questa la sinistra invenzione del testo di Antonio Tarantino.

La truce pièce dell’autore torinese ammicca alle atmosfere cupe di Thomas Bernhard, a quelle sue “maschere” senili, cattive e disperate, aggrappate alla vita solo attraverso la forza velenosa delle parole. L’intensa regia di Marco Martinelli diversifica opportunamente la realtà allucinata in cui è calato l’uomo e la natura sfuggente delle due apparizioni, per lo più mostrate solo in video, o precariamente riflesse in uno specchio. Da apprezzare la possente interpretazione di Luigi Dadina, cui fa riscontro l’enigmatica presenza di Ermanna Montanari e Alessandro Renda.

Stranieri di Marco Martinelli – Milano, Teatro dell’arte – 19 – 31 maggio

Renato Palazzi 

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Teatro: Angels in America di Elio de Capitani e Ferdinando Bruni

Posted by redazione on Monday Apr 20, 2009 Under Rubriche

angelsinamericaUn potente e corrotto avvocato condannato dall’Aids, un giovane gay che non ha il coraggio di stare accanto al compagno minato dal virus, una coppia drammaticamente esemplare, in cui la donna è  preda dei deliri causati dagli psicofarmaci, mentre l’uomo non riesce ad accettare la propria omosessualità: attraverso questa serie di storie incrociate, Tony Kushner – in Angels in America – rappresenta un poderoso affresco della società statunitense negli anni Ottanta, una società impasticcata, dominata dall’incertezza dei valori, dalla crisi di ogni identità politica, etnica, sessuale.

Il celebre testo, vincitore del premio Pulitzer nel 1993, è un avvincente documento d’epoca, un convulso ritratto collettivo del nostro recente passato, i cui effetti continuano tuttavia a riflettersi sulla vita di oggi: magari i temi della peste planetaria o del buco nell’ozono hanno frattanto smarrito un po’ della loro forza apocalittica, ma gli abissi spirituali su cui getta la sua livida luce sfuggono a qualunque precisa collocazione temporale, delineano i gironi danteschi di una sorta di inferno contemporaneo, nel quale ritroviamo noi stessi, i folgoranti presagi di ciò che siamo.

Giustamente, dunque, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, responsabili della messinscena che ha vinto nel settembre 2008 i premi “Olimpici del teatro” per la miglior regia e il miglior spettacolo dell’anno, trasformano il palco vuoto – un disadorno luogo della psiche, delimitato da pareti di mattoni e attraversato dai passaggi di pochi arredi allusivi – in uno spazio visionario di fantasmi e miraggi, sui muri del quale scorrono immagini di fiamme sataniche e cieli tempestosi, mentre il finale è segnato dalla plateale apparizione di un emblematico angelo vendicatore. 

Angels in America di Elio de Capitani e Ferdinando Bruni – Genova, Teatro della Corte –  21-26 aprile 

Renato Palazzi 

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Teatro: La badante di Cesare Lievi

Posted by redazione on Tuesday Apr 14, 2009 Under Rubriche

 

badanteIl luogo è imprecisato ma siamo, probabilmente, nel contesto della Brescia odierna, città di squassanti tensioni multietniche, di latenti scontri fra le culture, di diffidenze e incomprensioni reciproche fra stranieri e residenti. A un’anziana signora dal carattere molto duro e incattivito, poco incline alla tenerezza soprattutto nei confronti dei figli, che lei giudica degli inetti, costoro decidono di affiancare una badante ucraina, con l’incarico di accudirla e più ancora di sorvegliarla, di tenerne sotto controllo le smemoratezze e le frequenti confusioni mentali.

L’azione si sviluppa in tre fasi: nella prima la signora, accecata dai pregiudizi, ritiene la ragazza una ladra e una pettegola. Nella seconda la donna è ormai morta, e tutti i suoi beni sono spariti, finiti forse nelle tasche della badante, che l’avrà senza dubbio plagiata e ingannata. Nella terza la pièce mostra ciò che davvero è accaduto: la vecchia, superati i sospetti iniziali, ha colto nell’altra l’espressione di uno slancio, di un’energia vitale che la sua stessa famiglia, ricca e ottusa, è ben lontana dall’avere. Così ha deciso lucidamente di lasciare il proprio denaro a chi più ne ha bisogno.

La badante conclude una trilogia sull’immigrazione cominciata con Fotografia di una stanza e proseguita con Il mio amico Baggio, in cui il regista Cesare Lievi, nella veste di drammaturgo, si rivela un attento osservatore dell’Italia attuale, di cui illumina i risvolti oscuri e le contraddizioni. La sua scrittura aguzza è tutta calata nella realtà, che non cerca in alcun modo di attenuare o di abbellire: ma la figura un po’ ossessiva di quella madre feroce, febbrilmente aggrappata a un passato fascista, rimanda anche sottilmente a Thomas Bernhard, uno dei suoi autori di riferimento.

La badante di Cesare Lievi - Milano, Teatro Carcano, 15 – 26 aprile 

Renato Palazzi 

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Teatro:  The great war - Hotel modern

Posted by redazione on Monday Mar 16, 2009 Under Rubriche

hotel-modern-grandeUn paio d’anni fa avevano colpito e commosso il sofisticato pubblico del festival “Uovo” di Milano col loro straordinario Kamp, un evento a metà tra lo spettacolo, la performance e l’installazione multimediale, che ricostruiva su scala ridotta la tragedia dell’Olocausto utilizzando un’agghiacciante riproduzione in miniatura del lager di Auschwitz: adesso i formidabili artisti-animatori del gruppo olandese Hotel Modern tornano in Italia con un’altra proposta scioccante, The great war. Dedicata invece alle carneficine della Prima guerra mondiale.

Cambia dunque la materia, che stavolta non è più costituita dalle violenze quotidiane nei confronti dei deportati, dagli orrori delle camere a gas, dai treni che arrivano a scaricare il loro carico umano, ma dalle trincee, dai reticolati, dalle marce nel fango. La tecnica resta tuttavia la stessa: il campo di battaglia consiste in un tavolo ricoperto di sabbia, l’effetto-pioggia è realizzato con un nebulizzatore per piante, i fanti sono minuscole figurine di creta in uniforme, mosse “a vista” dai loro creatori. Una microcamera riprende i dettagli dell’azione, e li proietta su uno schermo.

Anche l’impatto emotivo rimane sostanzialmente lo stesso: avvenimenti che il cinema e la letteratura hanno immortalato da decenni, evocati attraverso i rudimentali pupazzetti e il loro contorno di oggetti d’uso comune, ci appaiono davanti agli occhi come se vi assistessimo per la prima volta, con un risultato del tutto spiazzante. La mancanza di espressione delle piccole sculture, la composizione apparentemente infantile delle immagini non diminuiscono la drammaticità della situazione, ma anzi l’acuiscono con un’intensità imprevedibilmente straziante.

Hotel modern di The great war Genova, Teatro della Tosse, 17 e 18 marzo 

Renato Palazzi 

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In edicola Linus di marzo

Posted by redazione on Friday Mar 6, 2009 Under In edicola

coverlinus-marzoANNO XlV  NUMERO 3 (528) marzo 2009

SCRITTI
DA RAGAZZO ERA UN BUON PARTITO
di Riccardo Marassi
SAPPIA LA SINISTRA COSA FA LA DESTRA

di Giampaolo Spinato
ITALIA DI OBAMA E STALIN di Giorgio Galli
CARO FEDERALISMO
di Marco Esposito
GLI UOMINI CHE PINOCCHI
di Monica Maggi
CEDO CANE PERCHé MORTO
di Catone&Lorentz
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
VITA 2.0
di Gabriele Caprioli
IL CALCIO A DUE VELOCITA’
di Pippo Russo

FUMETTI
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Giù le mani! di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Due super idee 508 a.C. di Ralf König
Get Fuzzy di Darby Conley
Perle ai porci
di Stephan Pastis
Monty di Jim Meddick
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

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Teatro: Le doglianze degli attori a maschera di Enzo Moscato

Posted by redazione on Monday Feb 16, 2009 Under Rubriche

In un suo testo minore e poco noto, Molière, Goldoni raffigurava l’illustre predecessore intrecciandone le storie personali con scene dell’opera principale: l’autore francese veniva infatti colto nel difficile momento in cui, caduto in disgrazia, colpito dal divieto di rappresentare il Tartufo, era per giunta diviso tra due donne, la Béjart, sua vecchia amante, e la figlia di lei, Armande. La soluzione di tutte queste complicazioni, col protagonista che porta al successo il suo capolavoro e sposa la ragazzina, tocca – come in un intreccio molieriano – alle astuzie di una serva intraprendente.

La commedia ci viene oggi riproposta, debitamente riveduta, corretta e qua e là radicalmente riscritta, da un atipico e pungente attore-regista-drammaturgo partenopeo come Enzo Moscato, che si accosta così alla creazione di un collega veneziano di tre secoli prima, il quale a sua volta ne ritraeva un altro del Seicento, in un affascinante gioco di specchi: l’operazione si svolge a livello prevalentemente linguistico, con gli ironici versi goldoniani che si arrotondano nelle morbide e irridenti cadenze vesuviane. Ma non mancano certi caustici, divertenti richiami all’attualità.

Nella sua suggestiva messinscena, Moscato ne fa una sorta di stralunato musical scandito dai motivetti anni Sessanta di Rita Pavone e di Peppino di Capri, di Nada e della trascinante Dalida. In uno spazio a propria volta trasformistico, fra divani moderni e candelieri accesi, sul bordo di tre pozze d’acqua in cui cadono a turno i personaggi, lui stesso tratteggia un Molière dall’identità sfuggente, pronto a ricamare e a indossare un incongruo abito da sposa. Il tono è raffinatamente buffonesco, ma dietro ai lazzi si affaccia sempre un’ombra, quasi una nota sottilmente luttuosa.

Le doglianze degli attori a maschera di Enzo Moscato
Torino, Teatro Gobetti, 18-22 febbraio

Renato Palazzi

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In edicola linus di febbraio

Posted by redazione on Thursday Feb 5, 2009 Under In edicola

ANNO XlV  NUMERO 2 (527) febbraio 2009

SCRITTI
IL PD E L’ARTE DI ARRANGIARSI di Giorgio Galli
LA GUERRA COMINCIA DALLA MENZOGNA Giampaolo Spinato
AFFIDARSI AL PLACEBO Marco Esposito
LA STRATEGIA DEL GECO Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI cura di Matteo B. Bianchi
Guarda di nuovo di Arnaldo Greco
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz

FUMETTI
Marassi di Riccardo Marassi
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Scuola quadri di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Doping di Ralf König
Depilato di Ralf König
Perle ai porci di Stephan Pastis
Monty di Jim
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

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In edicola linus di gennaio

Posted by redazione on Thursday Jan 8, 2009 Under In edicola

ANNO XLV NUMERO 1 (526) GENNAIO 2009

SCRITTI
IL 2009, LA METASTASI DEL 2008
di Riccardo Marassi
DECLINO INARRESTABILE?
di Giorgio Galli
LA CURA
di Giampaolo Spinato
IL FONDO DI LINUS
di Marco Esposito
CEDO CANE PERCHÉ MORTO
di Catone&Lorentz
IL PAESE DELLA CENSURA
di Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
I racconti di Gianni Sherwood
di Carlo Cenini


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Arieccolo! di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Perle ai porci di Stephan Pastis
Terza età di Alberto Rebori
Teneri virgulti Rinforzo! di Ralf König
Monty di Jim Meddick
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Fotografia di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

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