Tagged: Renato Palazzi

Teatro: Le doglianze degli attori a maschera di Enzo Moscato

In un suo testo minore e poco noto, Molière, Goldoni raffigurava l’illustre predecessore intrecciandone le storie personali con scene dell’opera principale: l’autore francese veniva infatti colto nel difficile momento in cui, caduto in disgrazia, colpito dal divieto di rappresentare il Tartufo, era per giunta diviso tra due donne, la Béjart, sua vecchia amante, e la figlia di lei, Armande. La soluzione di tutte queste complicazioni, col protagonista che porta al successo il suo capolavoro e sposa la ragazzina, tocca – come in un intreccio molieriano – alle astuzie di una serva intraprendente.

La commedia ci viene oggi riproposta, debitamente riveduta, corretta e qua e là radicalmente riscritta, da un atipico e pungente attore-regista-drammaturgo partenopeo come Enzo Moscato, che si accosta così alla creazione di un collega veneziano di tre secoli prima, il quale a sua volta ne ritraeva un altro del Seicento, in un affascinante gioco di specchi: l’operazione si svolge a livello prevalentemente linguistico, con gli ironici versi goldoniani che si arrotondano nelle morbide e irridenti cadenze vesuviane. Ma non mancano certi caustici, divertenti richiami all’attualità.

Nella sua suggestiva messinscena, Moscato ne fa una sorta di stralunato musical scandito dai motivetti anni Sessanta di Rita Pavone e di Peppino di Capri, di Nada e della trascinante Dalida. In uno spazio a propria volta trasformistico, fra divani moderni e candelieri accesi, sul bordo di tre pozze d’acqua in cui cadono a turno i personaggi, lui stesso tratteggia un Molière dall’identità sfuggente, pronto a ricamare e a indossare un incongruo abito da sposa. Il tono è raffinatamente buffonesco, ma dietro ai lazzi si affaccia sempre un’ombra, quasi una nota sottilmente luttuosa.

Le doglianze degli attori a maschera di Enzo Moscato
Torino, Teatro Gobetti, 18-22 febbraio

Renato Palazzi

In edicola linus di febbraio

ANNO XlV  NUMERO 2 (527) febbraio 2009

SCRITTI
IL PD E L’ARTE DI ARRANGIARSI di Giorgio Galli
LA GUERRA COMINCIA DALLA MENZOGNA Giampaolo Spinato
AFFIDARSI AL PLACEBO Marco Esposito
LA STRATEGIA DEL GECO Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI cura di Matteo B. Bianchi
Guarda di nuovo di Arnaldo Greco
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz

FUMETTI
Marassi di Riccardo Marassi
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Scuola quadri di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Doping di Ralf König
Depilato di Ralf König
Perle ai porci di Stephan Pastis
Monty di Jim
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

In edicola linus di gennaio

ANNO XLV NUMERO 1 (526) GENNAIO 2009

SCRITTI
IL 2009, LA METASTASI DEL 2008
di Riccardo Marassi
DECLINO INARRESTABILE?
di Giorgio Galli
LA CURA
di Giampaolo Spinato
IL FONDO DI LINUS
di Marco Esposito
CEDO CANE PERCHÉ MORTO
di Catone&Lorentz
IL PAESE DELLA CENSURA
di Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
I racconti di Gianni Sherwood
di Carlo Cenini


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Arieccolo! di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Perle ai porci di Stephan Pastis
Terza età di Alberto Rebori
Teneri virgulti Rinforzo! di Ralf König
Monty di Jim Meddick
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Fotografia di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Teatro: Pierpaolo Sepe – Il feudatario

L’idea di incentrare l’intero ultimo festival di Venezia su ogni sorta di riscritture goldoniane si era rivelata proficua: reinventare, ricreare totalmente (e provocatoriamente) un testo può essere meglio che proporne un’interpretazione forzata, e dal progetto di Maurizio Scaparro erano emerse alcune proposte particolarmente interessanti. Fra queste, una commedia insolita, poco frequentata, Il feudatario, sottoposta allo spietato intervento della giovane Letizia Russo, svelava un Goldoni che davvero non ti aspetteresti, e che infatti somiglia ben poco all’autore de La locandiera.

Nel testo originale, un giovane eredita dal padre una tenuta che legittimamente toccherebbe a una fanciulla spiantata: la madre del ragazzo risolve la controversia facendoli sposare. Nella rielaborazione della Russo, l’ameno paesaggio agreste si trasforma in una metaforica fabbrica di merda che richiama forse le discariche e i traffici di rifiuti tossici gestiti dalla malavita. Così, il vecchio proprietario era probabilmente un “padrino” morto ammazzato, l’amministratore è un brutale capocosca e gli ingenui campagnoli diventano degli spietati picchiatori.

Tra coiti orali e legami incestuosi, il regista Pierpaolo Sepe fa di questa farsa nera, cupa e graffiante una livida parabola brechtiana sul puro esercizio del potere, su una smania di comandare che prescinde dall’oggetto in sé sul quale si comanda, in questo caso un mucchio di sostanza organica inutile e maleodorante. Florindo, benché figlio del boss, non ne ha la stoffa, e – guidato da una specie di Arlecchino demoniaco, che ne incarna la coscienza oscura – vorrebbe tirarsene fuori, ma la perfida alleanza fra le due donne lo inchioda senza speranza al suo destino.

Pierpaolo SepeIl feudatario – di Carlo Goldoni Milano

Renato Palazzi

Teatro: Pinocchio di Maria Grazia Cipriani

Per mettere subito in chiaro che questo Pinocchio non ha nulla a che fare con un’innocua fiaba per bambini, la regista Maria Grazia Cipriani apre il suo spettacolo con un’immagine violenta, quella di due corpi seminudi che, in una specie di arena da tori o da gladiatori, combattono un’aspra lotta per la vita: i due sono Pinocchio stesso, divenuto un asinello dopo il viaggio nel paese dei Balocchi, e il padrone del circo, armato di una frusta. Ma in senso lato essi incarnano l’eterno scontro tra carnefice e vittima, che fa da filo conduttore all’intera messinscena.

Il Teatro del Carretto, come ben sa chi ne segue il lavoro da anni, non cerca mai un impatto rassicurante coi testi che rappresenta: l’iniziale esperienza della compagnia con sinistri fantocci e cupe bambole viventi, poi in parte superata, si è tradotta in una singolare capacità di evocare i mostri della psiche: e una sorta di buio viaggio nell’inconscio è in effetti questa interpretazione della vicenda collodiana, dove tutti i personaggi maschili, Geppetto, Mangiafuoco, il padrone del circo, rimandano all’archetipo del padre autoritario, mentre la fata è un’invadente figura materna.

Dall’ingresso sul fondo irrompono senza tregua apparizioni da incubo, neri becchini, mostruose creature dai tratti animaleschi, e un Omino di Burro che ha l’aspetto di un viscido pedofilo. Tutti gli episodi della storia di Pinocchio, dai piedi in fiamme alla macabra impiccagione, sono ripercorsi come in un sogno angoscioso.
Alla fine, quando il protagonista è diventato un uomo adulto, tutto questo teatrino interiore si immobilizza per un attimo. Poi si rimette prontamente in moto attorno a un nuovo, minuscolo burattino fatalmente condannato a subire la sorte del precedente.

Pinocchio di Maria Grazia Cipriani – Roma – Teatro India – 16–21 dicembre

Renato Palazzi

In edicola linus di dicembre

ANNO XLIV NUMERO 12 (525) DICEMBRE 2008

SCRITTI
LE CIFRE DI OBAMA
di Giorgio Galli
FesBUC ALLE VONGOLE
di Riccardo Marassi
CEDO CANE PERCHE’ MORTO
di Catone&Lorentz
IL FORZIERE DELLE COSCHE
di Francesco Forgione
IL MERCATO DEGLI STUDENTI
di Giampaolo Spinato
VEDI ALLA VOCE MEMORIA
di Pippo Russo
GLOBAL 0
di Monica Maggi
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
Ho amato ogni sasso tirato
di Ivano Porpora


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Isola rossa di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Perle ai porci di Stephan Pastis
l giorno prima di Santo Stefano di Alberto Rebori
Un desiderio di Natale! -  Spennati! – Pace sulla terra! di Ralf König
Monty
di Jim Meddick
Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il Blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Teatro: England – Regia di Carlo Cerciello

Autore fra i più interessanti e originali del nuovo teatro britannico, Tim Crouch è un gelido esploratore dei labirinti della mente, un impassibile osservatore delle piccole o grandi distorsioni patologiche che dalla psiche dell’individuo si estendono a corrodere anche le più solide certezze sociali. Ed è un astuto costruttore di trappole drammaturgiche, un creatore di inquietanti implosioni espressive, che portando la forma dei suoi testi alle estreme conseguenze tende a rompere impercettibilmente ma inesorabilmente i sottili diaframmi della rappresentazione teatrale.

Diretta dall’impeccabile Carlo Cerciello, England, che è stata fra le proposte migliori del festival di Napoli, è una raffinata pièce che per esplicita indicazione di Crouch non deve essere allestita sui palcoscenici, ma nelle gallerie d’arte, fra i quadri dei pittori di oggi appesi alle pareti. Il rapporto tra la mutevole, precaria sostanza della vita e l’asettica perfezione dell’opera creativa è infatti al centro di questa vicenda basata su un gallerista ricco e cosmopolita, ma incapace di accettare il fatto che la sua compagna sia affetta da un vizio cardiaco, e abbia bisogno di un trapianto.

Il loro vacuo cicaleccio tiene a distanza verità imbarazzanti. Dopo che la donna ha ricevuto il cuore di un giovane indiano, la coppia va laggiù per conoscere la famiglia del donatore, ma il contrasto fra le due culture è stridente: i due vorrebbero offrire alla vedova un quadro prezioso, che lei rifiuta pretendendo invece di avere indietro il marito, ucciso apposta, a suo avviso, per garantire la sopravvivenza della signora. Su richiesta diretta del gallerista? Non lo sapremo mai: e ce ne andiamo passando davanti a quelle tele il cui valore è frutto di un’algida quotazione di mercato.

Renato Palazzi

England di Tim Crouch – Regia di Carlo Cerciello
Milano Fondazione Arnaldo Pomodoro 11 – 16 novembre

Teatro: Ubu buur regia di Marco Martinelli

Uno dei tratti salienti del lavoro di Marco Martinelli – regista e guida artistica, con Ermanna Montanari, del Teatro delle Albe – è la sua capacità di sollecitare l’energia spontanea di ogni sorta di attori non professionisti, studenti delle scuole superiori, ragazzi delle periferie, adolescenti “difficili”. Il modello della “non-scuola”, la sua modalità di provocatorio intervento in territori sociali culturalmente disagiati, è stato esportato da Ravenna, dove è nato, in vari tipi di contesti, il quartiere degli immigrati africani di Chicago, il turbolento ghetto di Scampia, i villaggi del Senegal.

Proprio con un gruppo misto di giovanissimi senegalesi e italiani Martinelli ha realizzato questa nuova rielaborazione dell’amato Ubu re di Alfred Jarry, uno dei suoi testi di riferimento. Anche stavolta c’è l’impressionante presenza da strega campagnola della bravissima Ermanna, bianca nell’abito, nel volto e nei capelli, ma nerissima nell’anima, più nera della pelle dei suoi compagni di scena. Anche stavolta la vicenda del grottesco aspirante re di Polonia risuona in un aspro dialetto romagnolo, che qui si mescola tuttavia ad accenti più esotici, con effetti talora esilaranti.

Le fosche imprese del padre e della madre Ubu, riproposte con spavalda allegria dagli estemporanei interpreti, assumono una vitalità  dirompente, contagiosa, che dalla scena dilaga in platea. Le battaglie e le carneficine evocate da Jarry sono trucemente beffarde, un’acre parodia dei conflitti veri: ma quando i ragazzi africani, con addosso elementi di divise mimetiche, emergono all’improvviso da una penombra caliginosa, il richiamo alle guerre tribali che tormentano il loro continente diventa per un attimo inevitabile, ed è un’immagine che lascia il segno.

Renato Palazzi

Ubu Buur regia di Marco Martinelli
Lecce, Teatro Politeama 28 – 29 novembre

In edicola Linus di novembre

ANNO XLIV NUMERO 11 (524) NOVEMBRE 2008

SCRITTI
STALIN IN AMERICA di Giorgio Galli
ANCHE L’ECONOMIA E’ UN RACCONTO di Giampaolo Spinato
LO SVINCOLO DELLE ‘NDRINE di Francesco Forgione
NUOVA GENERAZIONE ULTRAS di Pippo Russo
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz
CELLULARE DELLE MIE BRAME di Monica Maggi
LABORATORIO esordienti a cura di Matteo B. Bianchi
Rabbia percepita di Andrea Ferrari

FUMETTI
4      Peanuts di Charles M. Schulz
10    Doonesbury di Garry B. Trudeau
26    Marassi di Riccardo Marassi
28    Poveracci di Stefano Disegni
30    Pupilla di Giuseppe Culicchia
42    “Nonna è morta!” di Ralf König
48    Monty di Jim Meddick
62    Perle ai porci di Stephan Pastis
70    Cul de Sac di Richard Thompson
90    Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
92    Dilbert di Scott Adams
107  Get Fuzzy di Darby Conley

RUBRICHE

Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Il Blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Teatro di Renato Palazzi
Cinema di Filippo Mazzarella
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

In edicola Linus di ottobre

ANNO XLIV NUMERO 10 (523) OTTOBRE 2008

SCRITTI
SERVE UN’ETICA PUBBLICA di Francesco Forgione
DA STALIN A D’ALEMA di Giorgio Galli
IL BLOG DI RICHARD THOMPSON a cura di Diego Ceresa
SI FA MA NON SI VEDE di Monica Maggi
THIRD LIFE di Pippo Russo
L’EDIPO ROVESCIATO di Giampaolo Spinato
CEDO CANE PERCHÉ MORTO di Catone&Lorentz
LABORATORIO ESORDIENTI a cura di Matteo B. Bianchi Bambino tonto # 19, 83, 167 di Simone Cireddu

FUMETTI
Perle ai porci di Stephan Pastis
Wargame! di Stefano Disegni
Men in black 2 di Riccardo Marassi
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Cul de Sac di Richard Thompson
Dilbert di Scott Adams
Angelo custode Srl” di Ralf König
Monty di Jim Meddick
Peanuts di Charles M. Schulz
Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
Get Fuzzy di Darby Conley
“Volare” di Alberto Rebori

RUBRICHE

Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
Musica di Riccardo Bertoncelli
Fotografia di Angela Madesani
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi