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editoriale aprile

editorialeCara lettrice, caro lettore, quello che hai in mano è un numero un po’ speciale del nostro giornalino: Linus compie 45 anni di ininterrotta pubblicazione. Vorrei condividere con te, con tutti, il mio orgoglio di testimone e artefice: sono orgogliosa che questo compleanno cada proprio nel sessantesimo della prima striscia dei Peanuts. Sono orgogliosa di ospitare ancora questa strip, perché nonostante l’età regge alla grande il confronto con i nipotini: ci sono opere letterarie che invecchiano, i Peanuts no (e non solo perché Charlie Brown e gli altri rimarranno sempre bambini, sulla pagina). Sono orgogliosa di averli come sempre accanto al meglio delle strisce americane di oggi: Perle ai porci con il suo minimalismo demenziale, Cul de Sac con la sua poesia grafica e narrativa, Dilbert con la sua feroce ironia postindustriale.

Nel suo percorso, Linus ha vissuto stagioni diverse. Quella degli esordi rifletteva sulla natura di queste strane strisce provenienti dagli Stati Uniti: alludeva, in realtà, alla natura della cultura giovanile che si stava sviluppando in quegli anni nel nostro Paese, ai nuovi linguaggi che si portava dietro. C’è stata poi la stagione della politica, gli anni Settanta del giornalino che esplodeva dalle tasche dei giacconi eskimo nelle okkupazioni operaie e studentesche (ma anche, che si trovava arrotolato sotto le eleganti giacche di tweed degli intellettuali non allineati). Linus è stato allora, così come ritengo sia oggi, testimone del suo tempo.
In questo senso la lettura dei fumetti, all’interno di Linus, ha sempre assunto un significato particolare: vuol dire esercitare uno sguardo laterale, più libero e creativo, su quelli che erano e sono i semi di fenomeni sociali, culturali e politici in via di sviluppo. Cerchiamo di essere, ancora oggi, talent scout. Ogni volta chiedendoci cosa ne penserebbe OdB, il direttore che mi ha accolto in redazione nel 1976.
Sono orgogliosa dei nostri collaboratori, di quelli con i quali nel passato si è sedimentato un forte rapporto di complicità, che quando ci si rincontra è una festa; di quelli che ancora oggi sostengono il nostro giornalino; dei nuovi-nuovi, poetici, rigorosi, ottimisti malgrado tutto, dei quali stiamo apprezzando i primi vagiti.

Sono orgogliosa di aver avuto la possibilità di conoscere Emanuele Pirella, e oggi lo saluto con affetto.

Viviamo un momento economicamente e politicamente assai complicato (scrivo queste righe nel giorno delle elezioni, Linus uscirà quando i giochi saranno fatti). Viviamo anche, però, un momento culturalmente interessante: Linus vigila, cercando nel suo piccolo di proporvi non solo nuovi autori, ma nuovi sguardi limpidi su un mondo che, per ora, più torbido di così non potrebbe essere.

Sembra cercare una via d’uscita anche il genio di Ralf König: cominciamo la pubblicazione del secondo tomo della trilogia biblica, dopo Prototipo (vincitore del premio Sondermann alla fiera del Libro di Francoforte nel 2009), ecco Archetipo: e se Noè non fosse come la Bibbia lo dipinge, ma un baldo (e bastardo!) cinquantenne? Un altro capolavoro. Sorprendente e per nulla blasfemo. Anche in considerazione del fatto che la realtà – oltre a superare di gran lunga la satira – è assai più blasfema della fantasia, ultimamente.

Buon compleanno, ragazze e ragazzi.