Fumetti di Michele R. Serra
È stato come spalancare un baule pieno di polverose meraviglie. Dunque, spero sarete comprensivi e mi perdonerete se sbrodolo qua e là un po’ di entusiasmo. Riassumo dall’inizio: è arrivato sugli scaffali un libro intitolato Storie di fumetti, pubblicato da Skira. Sulla copertina reca una dicitura importante: con un inedito di Giovanni Gandini. Non è proprio la classica edizione d’arte che ti aspetti dalla casa svizzero-milanese, piuttosto un libriccino, proprio come quelli che piacevano al primo direttore del nostro giornale (che lui aveva battezzato “rivista dei fumetti e dell’illustrazione”, nel lontano 1965). Dentro, fra le pagine, ci sono piccoli saggi – interventi scritti in occasione di una giornata dedicata al fumetto dall’Università Statale di Milano, poco più di un anno fa – di grande interesse: Goffredo Fofi sul boom del romanzo grafico, sguardo personale e trasversale com’è lecito aspettarsi; il professor Vittorio Spinazzola sui Peanuts, uomo e argomento immancabili in un’antologia del genere. Soprattutto, Bruno Cavallone sulla traduzione dei fumetti: lui una vera autorità, visto il lavoro svolto insieme al fratello notaio Franco sui primi adattamenti di cosette come i Peanuts di Schulz e il Pogo di Kelly. Già: tradurre Pogo, vi sembra niente? Lì i fratelli, altro che coraggio, hanno dimostrato totale sprezzo del pericolo. E il fatto più incredibile è che probabilmente si sono pure divertiti.
Ma il Punto dentro Storie di fumetti, non è rappresentato (solo) dai saggi critici, non (solo) dal documentario Nuvole parlanti, realizzato circa tre anni fa per la Rai da Giancarlo Soldi e allegato al libro in dvd.
Il Punto è quello che troneggia sul muso appuntito di alcuni topi. Protagonisti di venti pagine, scritte, disegnate con tratto sottile, vivacemente colorate da Giovanni Gandini. Il racconto si intitola Zanzaroni a Zonzo, con la maiuscola perché trattasi del nome di un paese fantastico: dove gli esseri più inutili del creato – zanzare, e topi – diventano eroi; dove gli edifici della città sono storti come nei film d’animazione di Burton/Selick, ma assai più colorati. Pubblicato oggi a trent’anni e rotti dalla realizzazione, rappresenta un tassello del progetto I libri di Rivoltino. Come recita l’introduzione di Marta Sironi, pare che quei libri Gandini li volesse inserire in una collana della casa fondata da Diki Garzanti, figlio di Livio. La stessa che aveva ospitato titoli come La battaglia di Ciapelsàc. Proprio quel nome, quando l’ho letto, mi deve aver provocato la rottura di qualche partizione giù nel profondo del disco rigido cerebrale. Ne sono fuoriusciti ricordi d’infanzia: duecento topini cartacei che avevo meticolosamente ritagliato e colorato secondo istruzioni, finiti poi a inscenare epiche battaglie fra “gialli” e “rossi”. Mai mi ero reso conto di dover ringraziare Giovanni Gandini per quei momenti di gioco, fra i pochi nella mia vita svolti con carta e forbici, non già davanti allo schermo. Continue reading





