Teatro: Stranieri di di Marco Martinelli
In un bunker opprimente, nel quale sono rinchiusi insieme gli attori e gli spettatori, un vecchiaccio logorroico e intollerante vive asserragliato dietro la porta del proprio appartamento, respingendo ossessivamente qualunque tentativo di intrusione del mondo esterno. Parlando febbrilmente nel suo linguaggio privo di sintassi, sincopato e maniacalmente ripetitivo, questo esemplare un po’ mostruoso della quotidianità più degradata se la prende con tutti, con gli immigrati, con la badante, con la vicina di casa, con chiunque interferisca nei suoi comportamenti gretti e avari.
Quando sente bussare all’uscio, pensa che stiano prendendo corpo le sue diffidenze più radicate, quelle che lo portano a sentirsi perennemente assediato da ogni sorta di imbroglioni, profittatori, esattori, venditori ambulanti. Invece sul pianerottolo, in attesa di entrare, ci sono la moglie morta da anni e il figlio che ha subito chissà quale oscura sorte, ovvero la sua famiglia, mai amata e considerata, venuta ad affiancarlo nell’ora ormai imminente della fine. Due spettri che si presentano ad accudire un altro morto: è questa la sinistra invenzione del testo di Antonio Tarantino.
La truce pièce dell’autore torinese ammicca alle atmosfere cupe di Thomas Bernhard, a quelle sue “maschere” senili, cattive e disperate, aggrappate alla vita solo attraverso la forza velenosa delle parole. L’intensa regia di Marco Martinelli diversifica opportunamente la realtà allucinata in cui è calato l’uomo e la natura sfuggente delle due apparizioni, per lo più mostrate solo in video, o precariamente riflesse in uno specchio. Da apprezzare la possente interpretazione di Luigi Dadina, cui fa riscontro l’enigmatica presenza di Ermanna Montanari e Alessandro Renda.
Stranieri di Marco Martinelli – Milano, Teatro dell’arte – 19 – 31 maggio
Renato Palazzi





