Memento Mori di Riccardo Marassi


A un mese dal terremoto in Abruzzo, in Italia sono ormai tutti concordi nel ritenere che i terremoti è meglio prevenirli visto che è complicato, se non impossibile, prevederli.
Il dibattito sulla prevenzione si apre a ogni contributo, ma con discrezione perché gli italiani sono poco previdenti ma molto scaramantici.
Infatti per parlare di prevenzione si aspetta sempre che la sciagura di turno si sia già abbattuta. Quindi ora parliamo di costruzioni antisismiche mentre nel frattempo si continua a costruire ai piedi di montagne sventrate e disboscate, nei greti dei torrenti e nelle zone di esondazione e mentre ci sono interi paesi in cui la vita scorre frenetica a pochi chilometri dal cratere di un vulcano attivo.
La Protezione civile in tempi recenti ha addirittura organizzato delle “prove di esodo” dal Vesuvio.
Ovviamente dopo aver avvisato il giorno prima la popolazione che le auto, abitualmente in sosta selvaggia, nella circostanza andavano parcheggiate altrove altrimenti le prove di esodo non venivano bene.
Poiché è noto che quando il Vesuvio erutterà (e prima o poi lo farà) agli abitanti dei comuni vesuviani e delle case abusive e poi condonate che affollano il più celebre vulcano del mondo arriverà un avviso del vulcano stesso che più o meno reciterà: “Mi raccomando, domani erutto. Parcheggiate altrove”.
Per questo e per altri motivi io credo che continuare a discutere di prevenzione sia solo uno sterile esercizio di italica ipocrisia.
Anzi, proporrei addirittura di svincolare l’impegno della Protezione civile da questo fronte, utilizzandola solo a sciagure avvenute.
Compito che nella circostanza mi pare abbia svolto egregiamente.
Agli italiani serve soltanto qualcuno che come nell’antica Roma (o come faceva più prosaicamente Tina Pica) ricordi loro l’ineluttabile destino.
Memento mori, ricordati che devi morire.
Corna facendo eh!





