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Chi tace dice addio alla liquidazione di Marco Esposito

Ci risiamo. Dal primo semestre del 2010 il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, potrebbe ricorrere ancora una volta al silenzio-assenso (come già fece il governo Prodi) per rilanciare l’operazione di trasferimento dei Tfr ai fondi. Ecco perché, invece, in molti casi converrà ancora una volta tenersi stretta la liquidazione

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Vignette di Maurizio Minoggio

Chi tace acconsente. È stata forse questa regola – il silenzio assenso ai fondi pensione – a provocare una reazione prudente dei lavoratori, che nel 2007 in grande maggioranza hanno conservato con una scelta esplicita il proprio Tfr, ovvero la tradizionale liquidazione. Una mossa quanto mai lungimirante: la scelta andava effettuata entro il 30 giugno del 2007 e il galoppare delle Borse della prima metà di quell’anno sembrava favorire il passaggio ai fondi pensione. Poi però, nell’agosto del 2007, scoppiò la crisi dei mutui subprime, che divenne catastrofica nel settembre del 2008, provocando dolori sia per chi aveva investito in azioni sia per chi aveva scelto investimenti cosiddetti prudenti, come le obbligazioni, che da quando vengono chiamate anche in Italia “bond” hanno assunto un suono sinistro.

Fatto sta che anche se cambiano i governi (centrosinistra nel 2007, centrodestra oggi) il tentativo di trasformare il sicuro Tfr dei lavoratori in aleatorio investimento paraprevidenziale continua. E non si può escludere (il ministro Maurizio Sacconi ne ha parlato esplicitamente) che il primo semestre del 2010 sarà un nuovo periodo di silenzio-assenso per trasformare il Tfr dei lavoratori dipendenti in fondi previdenziali, così come fu quello dal primo gennaio al 30 giugno del 2007.

Come mai nel 2007 milioni di lavoratori a digiuno di finanza hanno effettuato una scelta così lungimirante? In effetti in materia previdenziale, dopo una mezza dozzina di riforme, gli italiani sono diventati scettici. E di fronte a una scelta costruita in modo palesemente orientato a favorire i fondi sul trattamento di fine rapporto, più d’uno ha sentito l’odore di bruciato e, nel dubbio, ha deciso di tenersi stretta la liquidazione. Il passaparola negli uffici e nelle officine ha fatto il resto, vincendo la propaganda dei sindacati i quali, gestendo i fondi pensione di categoria, non erano poi cosi disinteressati nel dare consigli. Due le evidenti asimmetrie pro-fondi: la prima è appunto il silenzio-assenso, che prevede l’automatica adesione a un fondo previdenziale, in genere gestito dai sindacati, di chi non dice nulla entro la data X.

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