Tagged: umberto bossi

Tipi psicologici-Umberto Bossi di Massimo Cirri

Come ti sistemo il Capo

Cosa ne facciamo dell’Umberto? Come sistemiamo il Capo? è questo il problema urgente della Lega. Bisognerà anche trovare le parole per dirglielo, al Capo, che la questione è quella della sua rimozione. Non è facile, ma non si può andare avanti così. Perché lui, palesemente, già da qualche tempo perde colpi. E adesso è cotto. Il suo rapporto di fiducia con Berlusconi è come quello di una coppia sposata da trent’anni quando le cose hanno cominciato ad andar male al terzo mese: tenuta insieme dal rancore e dal terrore che qualcun altro possa fare del male al coniuge togliendoti il piacere di farglielo tu. Poi il Capo ha esortato i suoi a non andare a votare ai referendum a urne aperte – violazione della legge elettorale – e quando loro c’erano già andati in massa, violazione della logica. Da troppo tempo ha abbandonato l’uso della parola e si è ritirato nella comunicazione non-verbale. Risponde alle domande dei giornalisti con il gesto dell’ombrello, medi alzati, pollici versi, corna o accennando passi di danza maori. Prevedibili a breve drammatiche escalation: “Continuerete a sostenere Berlusconi?”, domanda l’inviata del Tg3. Bossi risponde con un rutto o calandosi le brache. Atti comunicativi in sintonia con i sentimenti popolari verso i quali la Lega è stata, da sempre, in profonda comunione, ma un po’ difficili da interpretare. “Cosa avrà voluto dire grattandosi virilmente le parti intime nella conferenza stampa sulla legge di stabilità? E perché per diciassette minuti esatti?”

Al momento ci sono due vie d’uscita. La prima è prenderlo di peso e metterlo da parte. Dirglielo carinamente in faccia, come nelle tradizioni della Lega, “Adesso basta, föra di ball”. Lo farebbe volentieri Maroni. Anche per rompere quel velo d’ipocrisia che circonda sempre le cose umane e le relazioni di potere. Lui, il Capo, lo sa benissimo che noi lo si vorrebbe liquidare anche se noi diciamo che no, figurati, la Lega è e sarà per sempre Umberto Bossi. E noi lo sappiamo benissimo che lui lo sa benissimo e tutti facciamo finta di non saperlo benissimo. Sembra un discorso complicato ma ci arriva anche Borghezio. Seconda possibilità: tenerlo nel Cerchio Magico. E’ il ristretto numero di dirigenti che sta più vicino al Capo: lo comanda Rosy Mauro, che ha preso casa a Gemonio per non mollarlo neanche durante il fine settimana, e ne fa parte anche Renzo Bossi, il figlio, il Trota, ma non sempre. Perché non sa calcolare l’area del cerchio. Il Cerchio protegge Bossi, lo tutela e se lo tiene per sé. Il Cerchio accusa Maroni di aver perso le elezioni e di andare in giro a dire che Bossi è bollito e non può più guidare il movimento.

Maroni accusa il Cerchio di aver sequestrato Bossi e di tenerlo lontano dalla sua gente – senza il contatto con il popolo  Bossi è come Berlusconi senza televisioni – di raccontargli un sacco di balle su quello che succede fuori casa, di non avergli detto che a Milano ha vinto Pisapia  e di passargli al telefono Berlusconi dicendogli che lo cerca una bella manza di Tradate. Così lui è più bendisposto. Basta cerchi magici Umberto sveglia diceva un cartello sul sacro Pratone di Pontida. Mai nel rito celtico si era osato dare dell’addormentato al Capo. E accanto c’erano quegli altri striscioni con Maroni presidente del Consiglio. Sarà un caso? La perizia calligrafica subito disposta da Rosy Mauro dice che li ha vergati la stessa mano. E che nella giacca di Maroni è stato rinvenuto lo scontrino di un colorificio. Neanche padano, di Pescara. Maroni dice che allora è inutile scandalizzarsi quando certe giovani badanti ucraine si intortano l’anziano badato lombardo, lo blindano per impedirgli ogni contatto con i parenti che ci terrebbero tanto a litigare davanti a lui per l’eredità, lo irretiscono, gli cambiano il pannolone e il cervello. Poi si fanno sposare e si ciucciano l’appartamento. Non so se mi spiego.Rosy Mauro ribatte che se fosse per lui, Maroni, manderebbe Bossi in giro tutta l’estate in canottiera. Che poi si scotta. Maroni replica che lei lo carica a molla contro di lui. Una tensione che rischia di distruggere il partito. Se ne potrebbe uscire con un congresso, l’ultimo è del 2002. Ma lì tocca votare e allora sono dolori. O con un ricovero. Non bisognerebbe mai ricoverare l’anziano, perché perde capacità. Ma qui non c’è altra scelta. Allora si ristruttura un’ala della Villa Reale di Monza e vi si attacca fuori la targa dorata: Ministero del Federalismo oppure Ministero del Decentramento – Sede Centrale o anche, se suona meglio, Presidenza della Repubblica del Nord, Regno di Padania, Vigne Celtiche Docg. Ci si mette dentro il Capo e si va a trovarlo una volta alla settimana. Per Natale e agosto ci pensiamo poi. Padania libera.

Le buste paga in gabbia

minoggio_italiab

 La Lega di Umberto Bossi (e Calderoli, Maroni, Castelli…) torna a rispolverare in questi giorni il tema delle gabbie salariali al Sud. Era nell’aria, e infatti Linus ha pubblicato nel numero di luglio un articolo di Marco Esposito che anticipava puntualmente tutto. Compreso il finale. Come sempre, i commenti dei lettori sono benvenuti (altrimenti che pubblicheremmo a fa’?). Ricordatevi però che questo è un blog moderato dalla redazione, quindi la visione dei messaggi non sarà immediata. Dateci dentro.
Continue reading