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Il luogo del delitto di Giorgio Scianna

Se il carcere scompare

ill_carcereIllustrazione di Ale+Ale

Esce il 19 marzo nelle sale il film di Jacques Audiard “Un prophète”, che ha affascinato e turbato Cannes sbattendo sotto gli occhi di tutti la drammatica situazione delle carceri francesi. Di quelle italiane invece ultimamente si conosce solo una cosa: come evitarle

I luoghi vanno di moda. E come le mode passano. Non è un grosso problema. Anche i luoghi chiusi (manicomi, carceri, campi di concentramento) seguono le mode e qui le cose si complicano perché da soli in posti così non possiamo entrarci se non c’è qualcuno (regista, scrittore) che ci apre le porte. Diventano invisibili fino a scomparire. Trent’anni fa i manicomi tiravano. Potevano uscire tre film l’anno, insieme a biografie e a trattati scientifici sui disturbi mentali che venivano smerciati (e letti) come se fossero romanzi avvincenti. C’era Basaglia, c’erano i “matti da slegare”, c’era Bellocchio, c’era il ghigno di Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo, e non è certo finita lì. I campi di concentramento di tutti i tipi sono una specie di long seller, il carcere invece scompare e riappare come un fiume carsico.

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