Opposti dogmatismi: L’Edipo rovesciato di Giampaolo Spinato
Vignette di Danilo Maramotti
L’Italia è un Paese per vecchi, dove i Padri, siano essi naturali o metaforici, hanno messo a punto una raffinata gamma di stategie per “fare fuori” i propri eredi
Ci ha messo una manciata di millenni, anno più anno meno, ma alla fine, con un po’ di applicazione, il padre di Edipo pare aver trovato il bandolo della matassa. Tutto comincia col famoso oracolo di Delfi che non gli lascia scampo. Laio, re di Tebe, figlio di Labdaco e sposo di Giocasta, vuole diventare padre. Ma il giorno in cui interroga l’oracolo, lamentandosi per la sterilità del proprio matrimonio, lo sventurato viene a sapere che la presunta sua disgrazia è, viceversa, un previdente dono degli dei. Nella loro infinita magnanimità e lungimiranza, negandogli fino a quel momento la gioia di una prole, gli hanno risparmiato un destino cinico e baro.
Qualora avesse avuto un figlio, infatti, questi lo avrebbe ucciso. E, per non fargli mancar niente, o forse perché senza infrangere un tabù come l’incesto non sussisterebbe il mito, la profezia aggiungeva che l’agognato giovane virgulto avrebbe copulato con la madre Giocasta, cioè la moglie di Laio. Messo sull’avviso, come biasimarlo, Laio ripudia la consorte. Non ci sarà nessuna gravidanza, neanche isterica, pensa. Ma la donna non ci sta e, dopo averlo ubriacato, si giace col legittimo marito in un amplesso durante il quale, manco a dirlo, concepisce Edipo, cioè quel figlio che realizzerà fino all’autoaccecamento tutti gli orrori della profezia.
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