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Mafia Holding. Grano pulito

Testo di Walter Molino. Vignetta di Bertolotti & De Pirro

In provincia di Crotone nessuno voleva trebbiare il terreno confiscato ai boss Arena. Fino a quando lo Stato non ha fatto il suo dovere

Quel terreno non s’ha da trebbiare. Così ha deciso qualcuno senza nome e senza volto. E pure senza parole, ma in certi posti non sono necessarie perché tutti capiscano. Siamo uomini di mondo, siamo a Isola di Capo Rizzuto, provincia di Crotone. C’è un terreno seminato a grano confiscato alla potente ’ndrina degli Arena e una cooperativa che sta per nascere, nell’orbita di Libera, pronta a raccoglierlo e a farlo fruttare. Lavoro pulito in terra di ’ndrangheta, nuova occupazione giovanile dove prima dominavano i boss. Scene già viste, storie già sentite. Le mafie capaci di colpi di coda pure quando paiono messe all’angolo, quando si vedono scippare la roba. In Calabria i beni confiscati alla criminalità organizzata sono più di 1.100 su 9.000 totali (dietro solo a Sicilia e Campania), minima è la percentuale di quelli assegnati e riutilizzati. Burocrazia, impedimenti, leggi inadeguate, carenza di fondi. Le abbiamo sentite tutte, compresa la proposta di venderli che (per il momento) sembra essersi arenata nelle secche del Parlamento. Spesso si tratta di beni che il Demanio destina ai Comuni senza averli effettivamente liberati da vincoli e persone, scaricando sugli amministratori problemi di gestione e rischi connessi.

E così quel terreno non s’ha da trebbiare, una specie di congiura del silenzio avvolge l’iniziativa dei giovani calabresi dal volto pulito, sostenuti dal Comune e circondati dall’indifferenza civile. Chi sono questi, cosa vogliono? A Isola di Capo Rizzuto le mietitrebbie sono tutte impegnate. In un territorio ricco di aziende agricole non ce n’è una libera, nel senso più profondo della parola. È vero, è periodo di mietitura, ma non si trova una macchina disponibile addirittura in tutta la provincia. Curioso, a pensarci. Perché fino all’anno scorso, anche se il terreno era già confiscato, il clan ha continuato tranquillamente a mietere il grano, e le trebbiatrici facevano la fila. Adesso che lo Stato su quel terreno, oltre alle carte bollate, ci ha messo pure le mani e i piedi di un pugno di giovani che provano a costruirsi un futuro, intorno si è fatto il deserto.

Storie già sentite, appunto. Per fortuna, c’è da aggiungere. Perché l’esperienza a qualcosa serve. Anni fa era successa la stessa cosa a Corleone, nessuno voleva trebbiare i terreni della “Placido Rizzotto”, la cooperativa nata sulle proprietà confiscate ai corleonesi. Libera, don Luigi Ciotti e i suoi ragazzi non si persero d’animo e chiamarono lo Stato a farsi sentire. Il prefetto, con un’ordinanza, sequestrò una trebbiatrice e alla guida ci mise un carabiniere. Nell’agro aversano, invece, qualche volta il grano si deve mietere di notte e con la scorta dei carabinieri, ché qualcuno non si è rassegnato ancora alla vittoria dello Stato. Forti delle battaglie già vinte, anche questa volta i protagonisti positivi della storia non hanno ceduto di un passo. Don Ciotti ha denunciato pubblicamente la situazione con l’intento di provocare una reazione d’orgoglio della società civile. Che però arranca. Ne sa qualcosa anche il sindaco di Isola di Capo Rizzuto, che ha visto andare deserta una gara pubblica per l’abbattimento di una serie di case abusive lungo la costa. Difficile il percorso verso la legalità in quelle aree del Paese in cui lo Stato per decenni ha abdicato al suo ruolo, assistendo impassibile – con poche eccezioni – all’occupazione delle mafie. Modelli di relazioni politico-economiche profondamente radicati nel territorio contro i quali, oltre alla repressione contro i capi militari, è necessario proporre un’alternativa credibile. È soprattutto grazie a esperienze come quella di Libera che rappresentanti importanti delle istituzioni, oggi, non possono più voltarsi dall’altra parte. Anche nelle terre dimenticate del Sud è possibile esercitare una pressione politica e mediatica che lo Stato non può ignorare.

È successo così che il 17 giugno scorso, un giorno dopo l’appello di don Ciotti, il prefetto di Crotone Vincenzo Panico ha convocato i rappresentanti della Camera di Commercio e i presidenti provinciali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura. Il messaggio è arrivato forte e chiaro: se non fosse saltata fuori una mietitrebbia era già pronta un’ordinanza per la mietitura coatta, ovvero sequestro urgente e temporaneo del macchinario per fini di utilità sociale. A riprova che quando lo Stato fa il suo dovere qualcosa succede (dappertutto), ecco che dal mazzo esce una ditta della provincia e un imprenditore disposto ad accettare l’incarico. Crotone compie così il primo passo per la creazione di una cooperativa sociale che confezionerà prodotti Libera Terra, la seconda in Calabria dopo quella della valle del Marro, dove i terreni sono stati confiscati alla potentissima famiglia dei Piromalli. Carolina Girasole, il sindaco, è stata molto contenta: il lieto fine ha dimostrato che “qui non sono tutti mafiosi, anzi c’è un sacco di gente che lavora e vuole spendersi per la legalità. Grazie al polverone che si è sollevato dopo le parole di don Ciotti” ha dichiarato a Liberainformazione “almeno abbiamo saputo che c’è chi è disposto a mettersi in gioco. Ci serve solo mettere insieme queste energie coinvolgendole in maniera più concreta. Sono ottimista: qui non è mai accaduto nulla del genere, non si era mai parlato prima di una restituzione delle ricchezze dei clan alla collettività, questo è rivoluzionario. Sì, non è facile, ma sento che ci siamo”. La traversata nel deserto, per il sindaco dal cognome che guarda al sole, è appena cominciata. Oggi è stata la trebbiatura, domani arriveranno consigli e minacce, poi in genere rubano gli attrezzi di lavoro e bruciano le coltivazioni. Il copione, a certe latitudini, si ripete identico. Ci vuole pazienza, tigna e sangue freddo. E magari qualche risorsa. La vecchia giunta regionale aveva stanziato 20 milioni di euro, nell’ambito del POR Calabria FESR 2007/2013, per sostenere i progetti di recupero e riutilizzo dei beni confiscati, ma la nuova amministrazione tace. Il futuro è tutto da scriversi e, come amava ripetere Saramago, al momento le parole sono l’unica cosa che abbiamo. Non è poco, dopotutto.

(Da Linus luglio 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

In edicola Linus di marzo

coverlinus-marzoANNO XlV  NUMERO 3 (528) marzo 2009

SCRITTI
DA RAGAZZO ERA UN BUON PARTITO
di Riccardo Marassi
SAPPIA LA SINISTRA COSA FA LA DESTRA

di Giampaolo Spinato
ITALIA DI OBAMA E STALIN di Giorgio Galli
CARO FEDERALISMO
di Marco Esposito
GLI UOMINI CHE PINOCCHI
di Monica Maggi
CEDO CANE PERCHé MORTO
di Catone&Lorentz
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
VITA 2.0
di Gabriele Caprioli
IL CALCIO A DUE VELOCITA’
di Pippo Russo

FUMETTI
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Giù le mani! di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Due super idee 508 a.C. di Ralf König
Get Fuzzy di Darby Conley
Perle ai porci
di Stephan Pastis
Monty di Jim Meddick
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

Digital graffiti: Carta da pirati di Walter Molino

La questione dei diritti nell’era digitale e la ricerca di un equilibrio tra autoregolamentazione
dal basso e censura dall’alto

Illustrazione di Marco Marella

Titillato da tutte quelle lucine, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, in visita al polo tecnologico di Poste Italiane, lo scorso 3 dicembre a Roma, svicola fuori tema e annuncia l’imminente rivoluzione del web.

Al prossimo G8 ospitato in Sardegna, l’Italia porterà una propria proposta per la regolamentazione di internet. Caspita, lui dice, quale occasione migliore? Non solo è la terza volta che lo presiedo, e stavolta anzi è un G20, quindi sono veramente un Grande, ma lì “sarà rappresentato l’80% dell’economia e il 72% della popolazione mondiale”.

Sul web c’è troppa libertà, sostiene Silvio, e “l’Onu non potrà mai occuparsi di questo problema, è un luogo troppo pletorico”. Peccato che esattamente nelle stesse ore prendeva il via a Hyderabad, in India, la terza edizione dell’Internet Governance Forum (Igf), un appuntamento promosso (ma guarda un po’) dall’Onu per trattare il tema di internet come diritto universale, con la presenza, da tutto il mondo, di governi, aziende private, associazioni, lobby e liberi cittadini, organizzati in dynamic coalition, aggregazioni spontanee che riuniscono tutti i portatori di legittimi interessi su specifici segmenti del governo di internet: Stati, organizzazioni, società civile e settore privato, impegnati nella diffusione dell’alfabetizzazione digitale e dei diritti dei cittadini su internet, oltre che nella ricerca di un equilibrio tra autoregolamentazione dal basso e censura dall’alto.
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In edicola linus di febbraio

ANNO XlV  NUMERO 2 (527) febbraio 2009

SCRITTI
IL PD E L’ARTE DI ARRANGIARSI di Giorgio Galli
LA GUERRA COMINCIA DALLA MENZOGNA Giampaolo Spinato
AFFIDARSI AL PLACEBO Marco Esposito
LA STRATEGIA DEL GECO Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI cura di Matteo B. Bianchi
Guarda di nuovo di Arnaldo Greco
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz

FUMETTI
Marassi di Riccardo Marassi
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Scuola quadri di Stefano Disegni
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbert di Scott Adams
Cul de Sac di Richard Thompson
Peanuts
di Charles M. Schulz
Doping di Ralf König
Depilato di Ralf König
Perle ai porci di Stephan Pastis
Monty di Jim
Il personale di servizio di Alberto Rebori

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato palazzi
Fotografia di Angela Madesani
Arte di Francesca Pasini
Ovalia di Marco Pastonesi
Scherzi da Peres di Ennio Peres

Digital Graffiti: Internet underground economy di Walter Molino

Un mondo parallelo nascosto tra i cunicoli fognari del mondo virtuale, una rete di gallerie
silenziose in cui domanda e offerta criminale si incontrano e fanno affari

Illustrazione di Marco Marella

Succulente informazioni esposte sui banchi come quarti di bue: carte di credito, codici di accesso a conti bancari, dati sensibili e pornografia. Miliardi di dollari che ingrassano un’economia sommersa e misteriosa, inaccessibile ai più. è il mercato delle vite e dei portafogli degli altri, il simbolo delle irrisolte contraddizioni dell’era digitale. Se credete alla favola della trasparenza della rete, provate a fare un giro nei meandri più oscuri dell’internet.

Per un anno alcuni esperti di Symantec, software house californiana, specializzata in programmi antivirus, si sono mimetizzati in questo mondo spazzatura che muove cifre vertiginose. Hanno spinto il mouse nei peggiori bordelli digitali della underground economy. Chat, forum, marketplace del crimine: niente a che vedere con eBay, da quelle parti non si mettono all’asta album Panini della stagione ’76-’77 o la 313 di Paolino Paperino, eppure si vende e si compra di tutto, ciò che conta è che sia illegale. Settantamila inserzionisti, 44 milioni di messaggi relativi a informazioni sensibili di utenti e istituti bancari. Oltre il 30% dei prodotti in vendita sono numeri delle carte di credito. Quali? Anche le nostre, potenzialmente. Un quinto della mercanzia riguarda le informazioni bancarie.

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In edicola linus di gennaio

ANNO XLV NUMERO 1 (526) GENNAIO 2009

SCRITTI
IL 2009, LA METASTASI DEL 2008
di Riccardo Marassi
DECLINO INARRESTABILE?
di Giorgio Galli
LA CURA
di Giampaolo Spinato
IL FONDO DI LINUS
di Marco Esposito
CEDO CANE PERCHÉ MORTO
di Catone&Lorentz
IL PAESE DELLA CENSURA
di Pippo Russo
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
I racconti di Gianni Sherwood
di Carlo Cenini


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Arieccolo! di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Perle ai porci di Stephan Pastis
Terza età di Alberto Rebori
Teneri virgulti Rinforzo! di Ralf König
Monty di Jim Meddick
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Fotografia di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Digital Graffiti: Casino Italia di Walter Molino

Quando il banco vince sempre, ovvero dello straordinario business del gioco on line

Illustrazione di Marco Marella

Il nome, evocativo e codino, è skill games, giochi di abilità. Basta un computer ma anche un telefonino. Puntando da 50 centesimi fino a 100 euro si può giocare da casa, in treno, alla fermata dell’autobus o facendo la fila alla Posta. E persino dall’ufficio, anche in quelli pubblici, certo: la scure di Brunetta, che finirà per vietare l’accesso a Facebook nelle pubbliche amministrazioni, risparmierà i siti di scommesse sponsorizzati dal collega Tremonti. Nell’Italia che hanno in mente, in fondo, sarebbe solo una partita di giro per i fannulloni professionisti, tra soldi rubati con gli stipendi e restituiti col poker di Stato. Chissà che ne direbbe Gaber: se i fannulloni sono di sinistra, dove stanno gli idioti e i biscazzieri?

A scanso di equivoci, va ricordato che la legalizzazione del gioco on line è stata decisa nella precedente legislatura e con voto bipartisan. Dopo due anni di moratoria, decisa per provare a regolamentare un settore incontrollabile per definizione, e dominato da pescecani digitali d’ogni sorta, lo Stato ha alzato bandiera bianca. A fronte della chiusura di circa 1.200 siti illegali di scommesse e gioco d’azzardo, il mercato legale si è triplicato. Così, alla fine del marzo scorso, l’Italia ha spalancato le maglie della rete al gioco d’azzardo.

Anche perché, si tratti di gioco, pornografia o degli articoli di Filippo Facci, l’internet assorbe di tutto e non accetta barriere. I numeri, del resto, raccontano di un fenomeno impossibile da arginare: anche con lo stop imposto nel 2005, quasi due milioni di persone in Italia accedevano regolarmente ai casinò on line, per un giro d’affari che alla fine del 2008 fatturerà in Italia, complessivamente, 1,3 miliardi di euro, oltre 500 milioni in più del 2007. Nel solo mese di ottobre il primo operatore italiano, Gioco Digitale (www.giocodigitale.it), ha festeggiato il suo secondo compleanno raccogliendo la cifra record di 37,3 milioni di euro: 1,4 milioni con le scommesse sportive, 2,1 milioni con il Gratta e Vinci on line e ben 33,8 milioni con il poker. Continue reading

In edicola linus di dicembre

ANNO XLIV NUMERO 12 (525) DICEMBRE 2008

SCRITTI
LE CIFRE DI OBAMA
di Giorgio Galli
FesBUC ALLE VONGOLE
di Riccardo Marassi
CEDO CANE PERCHE’ MORTO
di Catone&Lorentz
IL FORZIERE DELLE COSCHE
di Francesco Forgione
IL MERCATO DEGLI STUDENTI
di Giampaolo Spinato
VEDI ALLA VOCE MEMORIA
di Pippo Russo
GLOBAL 0
di Monica Maggi
LABORATORIO ESORDIENTI
a cura di Matteo B. Bianchi
Ho amato ogni sasso tirato
di Ivano Porpora


FUMETTI

Doonesbury di Garry B. Trudeau
Isola rossa di Stefano Disegni
Cul de Sac di Richard Thompson
Pupilla di Giuseppe Culicchia
Perle ai porci di Stephan Pastis
l giorno prima di Santo Stefano di Alberto Rebori
Un desiderio di Natale! -  Spennati! – Pace sulla terra! di Ralf König
Monty
di Jim Meddick
Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
Peanuts di Charles M. Schulz
Get Fuzzy di Darby Conley
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE
Il Blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Digital graffiti di Walter Molino
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Digital graffiti: International American Dream di Walter Molino

illustrazione di Marco Marella

Dalla provincia di Pavia a Los Angeles, passando per San Siro. La storia di un’acquisizione, una delle tante nel mercato dei contenuti digitali, e neppure miliardaria. Che racconta come, in  tempi di crisi, la passione per il calcio – anzi, per l’Inter – possa fruttare talvolta qualcosa di meglio che una gastrite.

Milano San Siro, stadio Giuseppe Meazza, 12 febbraio 2006. Sono da poco passate le dieci di sera. Sul terreno di gioco si sfidano l’Inter di Roberto Mancini e la Juventus di Fabio Capello (e Luciano Moggi). Il punteggio è di 1 a 1. Calciopoli scoppierà di lì a un paio di mesi, nel frattempo tutto accade come deve. Al 39esimo minuto del secondo tempo il tuffatore ceco Pavel Nedved arranca scompostamente palla al piede verso l’area di rigore interista. Sbuffando dietro la bionda zazzera intuisce saettare al suo fianco l’ombra grifagna di Ivan Ramiro Cordoba Sepulveda, colombiano di Medellin, numero due nerazzurro, mestiere terzino. E’ un attimo, un soffio, un pensiero. Mentre il ceco si libra in volo sfiorato dal niente, Ivan Ramiro piomba sul pallone e un signore vestito di giallo sibila un fischio sinistro. Punizione dal limite. Tira Del Piero, palla nel sette, 2-1 e linguaccia. Juve in fuga e un altro scudetto andato.

Il popolo interista, in quel momento, ancora non sa che quel tricolore farà poi marcia indietro e che la vecchia signora pagherà con l’umiliazione della retrocessione in serie B quello e molti altri misfatti. Ciò di cui non dubitano i cuori nerazzurri, invece, è che in quello stesso momento le terga, il ciuffo, il cronografo e la sciarpa glamour di Roberto Mancini iniziano a rosolare sulla graticola della critica e di quel che rimane del bar dello sport. Il suo destino appare segnato, immutabile e uguale a quello degli altri dieci allenatori che lo hanno preceduto su quella panchina bollente da quando il club è nelle munifiche mani di Massimo Moratti, petroliere dagli innamoramenti (pallonari) facili.
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In edicola Linus di novembre

ANNO XLIV NUMERO 11 (524) NOVEMBRE 2008

SCRITTI
STALIN IN AMERICA di Giorgio Galli
ANCHE L’ECONOMIA E’ UN RACCONTO di Giampaolo Spinato
LO SVINCOLO DELLE ‘NDRINE di Francesco Forgione
NUOVA GENERAZIONE ULTRAS di Pippo Russo
CEDO CANE PERCHE’ MORTO di Catone&Lorentz
CELLULARE DELLE MIE BRAME di Monica Maggi
LABORATORIO esordienti a cura di Matteo B. Bianchi
Rabbia percepita di Andrea Ferrari

FUMETTI
4      Peanuts di Charles M. Schulz
10    Doonesbury di Garry B. Trudeau
26    Marassi di Riccardo Marassi
28    Poveracci di Stefano Disegni
30    Pupilla di Giuseppe Culicchia
42    “Nonna è morta!” di Ralf König
48    Monty di Jim Meddick
62    Perle ai porci di Stephan Pastis
70    Cul de Sac di Richard Thompson
90    Lei si fa i film di Danilo Maramotti e Carolina Cutolo
92    Dilbert di Scott Adams
107  Get Fuzzy di Darby Conley

RUBRICHE

Digital graffiti di Walter Molino
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Shorts di Matteo B. Bianchi
Fumetti di Michele R. Serra
Il Blog di Richard Thompson di Diego Ceresa
Musica di Riccardo Bertoncelli
Teatro di Renato Palazzi
Cinema di Filippo Mazzarella
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi